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Conversione decreto Milleproghe novità sulla voluntary disclosure

Con i recenti emendamenti al Ddl. di conversione del DL 31.12.2014 n. 192 (c.d. “Milleproroghe”) approvati dalla Commissione Affari Costituzionali e Bilancio in data 17.2.2015 vengono introdotti importanti chiarimenti in materia di voluntary disclosure.

 

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In particolare, l’emendamento chiude definitivamente la questione circa i tempi dell’accertamento fiscale delle attività detenute in Paesi ex “black list” che concludono accordi per lo scambio di informazioni prima del 2 marzo prossimo, tra cui la Svizzera che ha firmato proprio in questi giorni l’accordo con l’Italia, cui faranno seguito, presumibilmente nei prossimi giorni, anche il Liechtenstein ed il Principato di Monaco.

La legge 186/2014 sul rientro dei capitali già prospettava una riduzione in tal senso, ma, per un mancato coordinamento nel testo della legge, i termini del monitoraggio fiscale per quei Paesi che pur si erano attivati per consentire lo scambio di informazioni a livello fiscale, restavano di fatto bloccati a 10 anni (termine raddoppiato rispetto a quello dei Paesi non black list). 

La legge di conversione al Decreto Milleproroghe chiarisce quindi definitivamente che il dimezzamento dei termini per l’irrogazione delle sanzioni per le violazioni inerenti al modulo RW si applicherà anche in capo ai contribuenti che aderiranno alla collaborazione volontaria in merito agli investimenti detenuti in Paesi ex black list che firmeranno con l’Italia l’accordo sullo scambio di informazioni fiscali entro il 2.3.2015. Quindi, con la conversione del Milleproroghe, anche per tali soggetti potranno essere contestate le violazioni in RW soltanto a partire dal 2009 (Unico 2010).

Sempre in tema di voluntary, un altro emendamento al Milleproroghe chiarisce altro punto che ha sollevato questioni interpretative, ovvero se l’obbligo di segnalazione antiriciclaggio in capo al professionista scatti anche quando l’attività di consulenza è limitata alla valutazione circa l’opportunità di accedere o meno alla procedura di collaborazione volontaria. 

Con la modifica normativa, il legislatore ha recepito di fatto il chiarimento già fornito dal Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) nelle risposte pubblicate sul proprio sito in data 23.01.2015 prevedendo che se l’attività del professionista è «limitata alla valutazione circa l’opportunità, per il suo assistito, di accedere o meno alla procedura di voluntary disclosure» e «non segua il conferimento dell’incarico, non sussistono gli obblighi di segnalazione connessi alla disciplina dell’antiriciclaggio».

 

Decreto Milleproghe: proroga al 2015 del regime minimi 5%

Con gli ultimi emendamenti al Ddl. di conversione del Decreto “Milleproroghe” (DL 31.12.2014 n. 192) approvati dalla Commissione Affari Costituzionali e Bilancio in data 17.2.2015 viene prorogato al 2015 il regime dei minimi introdotto dal DL 98/2011 che, si ricorda, prevede la tassazione con imposta sostitutiva del 5% e che, altrimenti, risultava abrogato, con decorrenza dal 01.01.2015 ad opera della Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014).

 

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Come noto, la Legge di Stabilità 2015, dal 1° gennaio 2015, ha previsto un nuovo regime fiscale per i imprese e professionisti di dimensioni minime, che prevede l’applicazione di un’imposta sostituiva del 15% abrogando i precedenti regimi minori (regime dei minimi e nuove attività produttive), salvo consentire ai soggetti in regime dei minimi già in attività di proseguire in tale regime fino alla naturale scadenza. 

Tale intervento legislativo è stato criticato dalla stampa specializzata e dagli operatori in quanto il nuovo regime forfettario risulterebbe meno conveniente per il professionisti, rispetto al previgente regime dei minimi, dato che prevede una riduzione della soglia di ricavi a 15.000 (da 30.000 del regime dei minimi) oltre ad un aumento dell’imposta sostitutiva dal 5% al 15%. D’altro canto si osserva che il regime introdotto dalla Legge di Stabilità non incontra le limitazioni soggettive ed oggettive previste nel regime del 5% e si presenta quindi di più agevole applicazione.

Il legislatore in sede di conversione del Decreto Milleproroghe del 24.12.2014, ha comunque disposto una proroga del vecchio regime dei minimi “per i soggetti che, avendone i requisiti, decidono di avvalersene, consentendone la relativa scelta nel corso dell’anno 2015”. A seguito di tali modifiche, limitatamente all’anno 2015 sarà consentito scegliere, in presenza delle rispettive condizioni, fra il nuovo regime agevolato ex L. 190/2014 e il previgente regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile ex DL 98/2011; resta confermata l’abrogazione del regime delle nuove iniziative produttive ex L. 388/2000 e del regime degli “ex minimi” ex L 244/2007. 

Seppure ai fini di una corretto raffronto fra i due regimi, occorrerebbe considerare una serie di fattori variabili, tra cui le spese effettivamente sostenute e il coefficiente di redditività applicabile (che dipende dal tipo di attività), un semplice esempio numerico può far apprezzare le differenze tra il regime dei minimi rispetto al nuovo regime forfettario. 

A parità di condizioni, considerando un professionista che inizia l’attività con compensi annui pari a 15.000 euro, con il nuovo regime forfettario (coefficiente di redditività 78%) e tenendo conto della riduzione di 1/3 prevista per i primi tre anni, la tassazione ammonta a 1.170 euro. Applicando il regime dei minimi l’imposta sostitutiva del 5% su 15.000 (senza considerare eventuali costi) è pari invece a 750 euro. Ciò detto sotto il profilo fiscale, ogni valutazione di convenienza fra i due regimi deve tener conto del diverso impatto della contribuzione previdenziale (a seconda dei casi gestione separata Inps, cassa previdenza professionale di appartenenza., ecc..) che può fare la differenza in quanto la base imponibile previdenziale è determinata moltiplicando i ricavi per coefficiente redditività, nel caso di regime forfettario, mentre nel regime minimi è data dalla differenza fra i ricavi e i costi deducibili.

D’altro canto si osserva che, per gli imprenditori gli iscritti alla gestione IVS artigiani e commercianti, il nuovo regime forfettario comporta notevoli agevolazioni sotto il profilo previdenziale in quanto esenta dal versamento dei contributi sul reddito minimale e richiede i versamenti contributivi solo sul reddito quale risultante dell’applicazione dei coefficienti di redditività.

Revisione Principi contabili nazionali 

L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha recentemente revisionato e approvato in via definitiva i principi contabili nazionali tra cui, da ultimo, l’OIC 24 del 29 gennaio 2015, dedicato alle immobilizzazioni immateriali. Con tale pubblicazione, si conclude il progetto di aggiornamento realizzato dall’OIC a partire dal 2010 che ha coinvolto la maggior parte dei principi contabili nazionali. I nuovi principi si applicano ai bilanci di esercizio e consolidati chiusi a partire dal 31.12.2014.

 

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La revisione riguarda 20 documenti ed è finalizzata ad adeguare i principi contabili alla prassi consolidata e in alcuni casi a recepire i criteri previsti dai principi internazionali. Occorre tener conto dell’importanza acquisita dai principi contabili emanati dall’OIC a seguito del riconoscimento ufficiale attribuito all’OIC, ad opera dell’articolo 20 della legge 116/2014, come standard setter nazionale, ovvero organismo di riferimento in materia di principi contabili.

I nuovi principi contabili assumono, in virtù del principio di derivazione, piena rilevanza anche ai fini fiscali, in tutti quei casi in cui manchino norme specifiche di natura fiscale che derogano alle disposizioni civilistiche in materia di bilancio.

In particolare, è stata rivista e uniformata la struttura dei Principi con l’inserimento di paragrafi numerati suddivisi fra definizioni, classificazioni, rilevazione iniziale, valutazione successiva e informativa in nota integrativa, che rendono gli stessi più schematici e chiari, facilitandone la consultazione. Sono state poi introdotte modifiche sostanziali ad alcuni principi tra cui l’OIC 9 sulle svalutazioni per perdite durevoli di valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali, l’OIC 15 sui Crediti, l’OIC 16 “Immobilizzazioni materiali” e, da ultimo l’OIC 24 “Immobilizzazioni immateriali”. Non sono stati modificati, tra gli altri, l’OIC 11 “Postulati” l’OIC 4 “Fusioni e scissioni” e l’l’OIC 6 “Bilanci di liquidazione.

Al fine di tener conto dell’evoluzione dei principi contabili Assirevi ha pubblicato il Quaderno n. 14 che illustra dettagliatamente le novità dei nuovi Principi Contabili OIC e aggiorna le check-list di controllo relative ai principi di redazione del bilancio d’esercizio e del bilancio consolidato.

Il Quaderno n. 14 Assirevi viene reso disponibile in allegato per ogni ulteriore approfondimento. 

 

Voluntary Disclosure: valutazione preventiva senza rischi 

Il Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) nelle risposte pubblicate sul proprio sito in data 23.01.2015 ha fornito un utile chiarimento circa gli obblighi antiriciclaggio per i professionisti chiamati ad assistere i propri clienti nell’ambito della procedura di Voluntary Disclosure. Nello specifico il Ministero ha chiarito che non sussistono gli obblighi di segnalazione antiriciclaggio nell’ipotesi in cui la consulenza del professionista sia limitata a valutare gli effetti dell’adesione alla procedura di voluntary disclosure. 

 

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La questione affrontata dal MEF concerne il delicato profilo degli adempimenti antiriciclaggio da parte di commercialisti, notai, avvocati, banche coinvolti nelle operazioni effettuate dai contribuenti che decidono di avvalersi della loro consulenza per la procedura di voluntary disclosure.

Con nota del 9 gennaio 2015, il Ministero dell’Economia e delle finanze aveva già precisato come, anche in sede di collaborazione volontaria, restano valide le sanzioni e i presidi previsti dal DLgs. 231/2007, in materia di contrasto del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo, che pone in capo ai professionisti specifici obblighi di collaborazione strumentali alla prevenzione dei fenomeni di circuitazione di capitali di provenienza illecita. 

Anche rispetto alle attività volontariamente dichiarate al Fisco, resta pertanto immutato, innanzitutto, l’obbligo di attivare le procedure di adeguata verifica della clientela, incluso l’obbligo di identificazione del titolare effettivo e l’applicazione di misure rafforzate di adeguata verifica della clientela, nel caso di elevato rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Allo stesso modo restano fermi gli obblighi di registrazione e di segnalazione di eventuali operazioni sospette, secondo quanto previsto dal DLgs. 231/2007; in particolare, l’art. 41 del D.Lgs. n. 231/2007 in materia di antiriciclaggio impone di inviare all’Unità di informazione finanziaria (Uif), presso Banca d’Italia, una segnalazione di operazione sospetta (s.o.s.) “quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”.

Ci si chiesti pertanto se l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta fosse escluso (in virtù dell’esonero di cui all’art. 12 comma 2 del DLgs. 231/2007) nei casi in cui un professionista consigli al proprio assistito di non accedere alla procedura di collaborazione volontaria, di cui alla L. 186/2014 per l’emersione e il rientro di capitali detenuti all’estero e nel caso in cui l’assistito decida autonomamente di non accedere alla procedura di voluntary. 

Con risposta del 23.01.2015 il MEF ha precisato che l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette non si applica nell’esame della posizione giuridica del cliente in relazione a un procedimento giudiziario, compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento; l’esonero di cui all’art. 12 comma 2 del DLgs. 231/2007 dunque, non si estende quindi a tutti i casi di consulenza ma solo a quelli collegati a procedimenti giudiziari. 

Per contro, gli obblighi antiriciclaggio si applicano a partire dal momento in cui si concretizza, con il conferimento dell’incarico al professionista, il rapporto tra quest’ultimo e il cliente definito dall’art. 1 comma 2 lett. e) del DLgs. 231/2007 come il soggetto al quale “….i destinatari indicati agli articolo 12 e 13 rendono una prestazione professionale a seguito del conferimento di un incarico”. 

Rent to buy: schema contrattuale e vademecum del Notariato

Il Consiglio Nazionale del Notariato, al fine di fornire agli operatori indicazioni operative utili per l’utilizzo e la diffusione del contratto di “Rent to buy” ha appena pubblicato una guida operativa che contiene un facsimile di contratto e un decalogo informativo.

 

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La disciplina del Rent to buy, introdotta solo di recente nel nostro ordinamento ad opera del cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” Decreto n. 133/2014 (GU n.212 del 12.09.2014), convertito in Legge n. 164/2014, è stata oggetto delle nostre news n. 30-2014 (disciplina contrattuale) e n. 33-2014 (disciplina fiscale) alle quali si rinvia per un’analisi dettagliata.

Gli operatori hanno ora a disposizione anche uno schema contrattuale tipo, elaborato e reso disponibile dal Consiglio Nazionale del Notariato.

Viene inoltre fornito agli operatori un breve vademecum di stampo pratico, che si articola in 10 punti, nel quale vengono riepilogate le caratteristiche del Rent to buy, ed illustrati i vantaggi e le garanzie fornite ai contraenti.

Si allegano alla presente i citati documenti elaborati dal Consiglio Nazionale del Notariato:

- schema contrattuale;

- 10 cose da sapere sul Rent to buy.