News

Favorevoli chiarimenti interpretativi in materia di “esterovestizione”

Con la recente nota del 13 novembre scorso Assonime è intervenuta in materia di esterovestizione (fittizia localizzazione della residenza fiscale di società all'estero, al fine di beneficiare di una tassazione più favorevole) alla luce delle importanti indicazioni interpretative fornite dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 43809 pubblicata il 30 ottobre 2015. Nelle motivazioni della citata sentenza, con la quale la Suprema Corte ha annullato la condanna in secondo grado degli stilisti Dolce & Gabbana per evasione fiscale, è stato chiarito che una società estera non può considerarsi “esterovestita” tout court in base al luogo in cui viene esercitata la direzione e coordinamento,  ma che per tale qualificazione occorre che venga riscontrato che nella sede estera non sia svolta una attività economica effettiva. 

* * * 

Come noto, con l'articolo 73, commi 5-bis e 5-ter del TUIR, il legislatore ha introdotto dal 2006 una presunzione legale relativa di residenza in Italia di società ed enti esteri che, pur avendo la sede legale o amministrativa all'estero, detengono direttamente partecipazioni di controllo ai sensi dell'art. 2359 comma 1 c.c., in una società di capitali o altro ente commerciale residente in Italia se, allo stesso tempo: a) sono assoggettati al controllo, anche indiretto, da parte di soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano oppure b) presentano un organo di gestione composto prevalentemente da amministratori residenti in Italia.

Ai fini della applicazione di tale presunzione, la Corte di Cassazione, nella recente sentenza sopra citata ha precisato che occorre individuare l’effettiva sede amministrativa delle società da identificarsi nel centro effettivo di direzione e svolgimento della sua attività, ove cioè risiedono gli amministratori, sia convocata e riunita l’assemblea sociale, si trovino coloro i quali hanno il potere di rappresentare la società, il luogo deputato o stabilmente utilizzato per l’accertamento dei rapporti interni e con i terzi in vista del compimento degli affari e della propulsione dell’attività dell’ente e nel quale, dunque, hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e ove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti".  Secondo la Cassazione occorre verificare se all’"ufficio" estero “corrisponda una "costruzione di puro artificio" volta a lucrare benefici fiscali oppure  no. "Costruzione artificiosa" e "indebito vantaggio fiscale" vanno di pari passo: il vantaggio fiscale non è indebito sol perché l'imprenditore sfrutta le opportunità offerte dal mercato o da una  più conveniente legislazione fiscale (ma anche contributiva,  previdenziale), lo è se è ottenuto attraverso situazioni non aderenti alla realtà, di puro artificio che rendono conseguentemente "indebito" il  vantaggio fiscale”.

Inoltre,  in caso di società con sede legale estera controllata ai sensi dell'art. 2359 cod. civ., non può costituire criterio esclusivo di accertamento della sede della direzione effettiva l'individuazione del luogo dal quale partono gli impulsi gestionali o le direttive amministrative ove esso si identifichi con la sede (legale o amministrativa) della società controllante italiana; in tal caso è necessario accertare anche che la società controllata estera non sia una costruzione di puro artificio, ma corrisponda a un'entità reale che svolge effettivamente la propria attività in conformità al proprio atto costitutivo o allo statuto. 

Alla luce di tali importanti chiarimenti interpretativi da parte della Cassazione, Assonime sollecita un intervento da parte dei competenti organi amministrativi allo scopo di chiarire definitivamente che in sede di accertamento di operazioni di “esterovestizione” si faccia distinzione tra la sede estera di effettivo esercizio della direzione amministrativa e gestionale della società e il luogo in cui viene esercitata l’attività di direzione e coordinamento da parte della capogruppo/consociata ai sensi dell’art. 2497 c.c., attività quest’ultima che ben può essere esercitata in Italia.

 

Assegnazione e/o cessione agevolata dei beni ai soci

Il disegno della legge di Stabilità 2016, all'esame del Parlamento, reintroduce un regime di favore per l’assegnazione e la cessione di beni ai soci e per la trasformazione in società semplice di società commerciali, in analogia ai precedenti disposizioni agevolative (Dl n. 282/2002, Legge n. 448/2001 e Legge n. 449/1997). Le nuove disposizioni, che non riguardano solo le società di comodo, consentono di estromettere alcune tipologie di beni dal regime d'impresa con una tassazione inferiore rispetto a quella ordinaria.

 

* * * 

 

Le assegnazioni/cessioni agevolate sono quelle effettuate dal 1° gennaio al 30 settembre 2016. Le agevolazioni riguardano sia le imposte dirette che le imposte indirette. In particolare ai fini delle imposte dirette, è prevista l’applicazione dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP nella misura dell’8%, che sale al 10,5% per le società che risultano di comodo in almeno due dei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al momento della assegnazione, cessione o trasformazione ovvero nel triennio 2013-2015.

Altra rilevante agevolazione riguardala cessione agevolata degli immobili (e non l’assegnazione o la trasformazione), per la quale è previsto che ai fini della determinazione della plusvalenza è possibile utilizzare il valore catastale.

E’ altresì prevista un’imposta sostitutiva sulle riserve in sospensione d’imposta annullate, pari al 13%.

Ai fini delle imposte indirette, è prevista la riduzione alla metà dell’imposta di registro eventualmente dovuta per l’assegnazione, nonché l’applicazione delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa. 

Se l’operazione rientra nell’ambito di applicazione dell’IVA, a differenza delle precedenti versioni dell’agevolazione in cui si poteva pagare una maggiorazione dell’imposta sostitutiva pari al 30% dell’Iva applicabile al valore normale dei beni, con l’aliquota propria dei medesimi, con il nuovo regime si applicano regole ordinarie.

L'assegnazione o la cessione può riguarda solo i beni immobili ad esclusione di quelli strumentali per destinazione  e i beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati quali beni strumentali nell'esercizio dell'impresa a favore di soci che risultino tali alla data del 30.9.2015.

La trasformazione in società semplice è agevolata solo se la società ha per oggetto esclusivo o principale la gestione dei predetti beni "agevolabili".

Per quanto compatibili, devono ritenersi applicabili alla nuova disciplina tutti i chiarimenti forniti dall’agenzia delle Entrate per le precedenti versioni (come, ad esempio, le circolari 21 maggio 1999, n. 112/E e 13 maggio 2002, n. 40/E, paragrafo 1.4).

Internazionalizzazione delle imprese: il nuovo regime della Branch exemption 

L’art. 14 del “Decreto internazionalizzazione” DLgs. 147/2015 ha introdotto nel TUIR il nuovo art. 168-ter, che disciplina la cosiddetta “branch exemption” per le stabili organizzazioni estere di imprese italiane; tale regime opzionale consente di beneficiare, con riguardo alle SO estere della tassazione più favorevole prevista nel Paese estero dove le stesse sono localizzate. La norma in oggetto deve essere salutata con favore rappresentando indubbiamente una opzione interessante per le imprese che guardano all’espansione all’estero; di contro deve essere segnalato sin da subito che la stessa può risultare penalizzante nella misura in cui è prevista l’irrevocabilità del regime e, soprattutto, la necessità di esercitare l’opzione per tutte le S.O. indipendentemente dalla localizzazione. 

 

* * * 

 

Le nuove disposizioni sono applicabili dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 7.10.2015 e, quindi, dal 2016 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare. Le S.O. estere di società con sede in Italia, come è noto, non potevano beneficiare del più favorevole regime fiscale del Paese estero. Il reddito delle stesse confluiva in quello della casa madre italiana, la quale poteva solo scomputare il credito per le imposte eventualmente pagate all’estero. 

Il nuovo art. 168-ter del TUIR, consente ora alle imprese italiane di optare per l'esenzione da imposta in Italia dei redditi prodotti dalle proprie S.O. localizzate all’estero; queste ultime potranno pertanto essere tassate esclusivamente nello Stato nel quale sono stabilite in modo da beneficiare dei risparmi d’imposta ivi garantiti, rispetto alla tassazione italiana. Se lo Stato rientra tra quelli a fiscalità privilegiata, per beneficiare della branch exemption è necessario dimostrare almeno una delle esimenti previste in materia di CFC dall’art. 167 comma 5 lettere a) o b) del TUIR (a. svolgimento effettiva attività industriale o commerciale b) dalle partecipazioni non consegue l'effetto di localizzare i redditi in Stati o territori in Paesi black-list. 

Per contro, col nuovo regime viene meno la possibilità di portate a riduzione del reddito complessivo della casa madre eventuali perdite delle SO.

L'opzione al regime di branch exeption, come già segnalato, è irrevocabile e deve riguardare tutte le S.O. estere, in base al principio “all in all out”. 

L’introduzione del regime della branch exeption potrà indurre ad una riorganizzazione all’interno dei gruppi internazionali volta a trasformare le consociate estere in S.O; né risulterà ridotto il rischio di accertamento della residenza fiscale di società controllate estere, alla luce della normativa della esterovestizione”, posta la possibilità di beneficiare della tassazione più conveniente prevista dallo Stato estero di localizzazione.