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La Cassazione conferma la natura non abusiva dello Share deal 

 

Con la recente sentenza n. 2054 del 27 gennaio 2017 la Cassazione conferma il recente orientamento della giurisprudenza di merito in materia di applicabilità dell’imposta di registro nelle operazioni di share deal 

Il conferimento di azienda seguito dalla successiva cessione della partecipazione, non deve essere qualificato ai fini delle imposte d’atto (registro) come trasferimento d’azienda, in base al disposto della norma antielusiva in materia di imposta di registro di cui all’art. 20 DPR 131/1986 e può quindi essere tassato in misura fissa.

 

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In antitesi con quanto precedentemente sostenuto (si vedano sentenze n. 8542 del 29.04.2016, n. 5877 del 13 marzo 2014 e n. 15319 del 2013) la Cassazione muta il proprio orientamento sulla presunta natura abusiva, ai fini delle imposte indirette, delle operazioni in oggetto. 

Come noto, tali operazioni risultano appetibili ai fini delle imposte dirette in quanto l’art. 176 Tuir consente il perfezionamento del conferimento d’azienda in regime di neutralità d’imposta e la successiva cessione delle partecipazioni può beneficiare del regime della partecipation exempion se sono rispettate le condizioni previste dall’art. 87 del Tuir.  Si ricorda infatti che al comma 3 dello stesso art. 176 del Tuir è contenuta una norma espressa che prevede la disapplicazione delle disposizioni antielusive. 

La non abusività delle operazioni di share deal, già riconosciuta dalla giurisprudenza di merito, è stata ora accolta anche dalla Suprema Corte la quale, nella citata sentenza 2054/2017, pur non rifacendosi alla nuova norma sull’abuso del diritto di cui all’art. 10bis Legge 212/2000, ha affermato che in ambito tributario, “il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuto mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio di imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici”.

Secondo la Corte tale principio antiabusivo non si applica “ove quelle operazioni possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi di imposta” e, in particolare, “il carattere abusivo di un’operazione va escluso quando sia individuabile una compresenza, non marginale, di ragioni extrafiscali”; secondo i giudici, inoltre “la prova sia del disegno elusivo sia delle modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici, considerati come irragionevoli in una normale logica di mercato e perseguiti solo per pervenire a quel risultato fiscale, incombe sull’Amministrazione finanziaria, mentre grava sul contribuente l’onere di allegare la esistenza di ragioni economiche alternative o concorrenti che giustifichino operazioni in quel modo strutturate”.

Nel caso di specie, dunque, la Corte ha dunque cassato il ricorso dell’Agenzia secondo cui la cessione di quote doveva essere riqualificata come cessione di ramo di azienda (ai sensi dell’articolo 20 DPR 131/86 TUR), ritenendo invece che il contribuente non abbia posto in essere alcuna operazione antielusiva, bensì abbia realizzato una legittima scelta negoziale.

Infine, secondo la sentenza in commento, la norma di cui all'art. 20 del DPR 131/86, che stabilisce che l’imposta di registro è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponde il titolo o la forma apparente, va interpretata non come norma antiabusiva, bensì come norma con funzione esclusivamente interpretativa del singolo atto portato alla registrazione, al fine di individuare l’esatta natura giuridica dell’atto.

Le operazioni di conferimento d’azienda cui fa seguito la cessione delle partecipazioni della conferitaria rientrano nella prassi consolidata degli operatori economici; si tratta di uno “strumento”, in senso lato, spesso preferito per la circolazione dei complessi aziendali, ciò che né conferma la valenza economica nell’ambito delle semplificazioni e/o agevolazioni dei processi di aggregazione tra imprese e gruppi. Inoltre non può essere messa in discussione la validità economica di tali operazioni anche per gli effetti che le stesse producono in termini di semplificazione e continuità sul piano organizzativo e gestionale. Tali semplici osservazioni dovrebbero essere sufficienti perché, alla luce della nuova disposizione antiabuso, le operazioni in commento restino totalmente al riparo da censure non solo ai fini delle imposte dirette ma anche ai fini delle imposte indirette.  

Di converso è solo il caso di ricordare che i benefici descritti per il caso di circolazione delle azienda non si rendono applicabili nel caso in cui le operazioni in commento abbiano ad oggetto singoli beni, quali immobili, o insieme di beni non costituenti autonomi complessi aziendali. 

Novità in materia di tassazione del reddito d’impresa (IRI)

La Legge di Stabilità 2017 (art, 1 commi 547-548, Legge 11.12.2016 n. 232) ha introdotto l'imposta sul reddito d'impresa “IRI”, un regime opzionale di tassazione separata del reddito di imprese individuali e società di persone con decorrenza dall'1.1.2017. 

 

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Le disposizioni di cui al nuovo art. 55-bis del TUIR, prevedono che il regime opzionale di tassazione separata del reddito d'impresa sia applicabile agli imprenditori individuali, alle società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

Con la modifica contenuta nella lettera c), dell’articolo 116 del TUIR, la tassazione separata IRI è estesa anche alle società di capitali a ristretta base societaria, sempre come regime opzionale in alternativa a quello della tassazione per trasparenza. 

Dall’IRI rimangono esclusi lavoratori autonomi, professionisti, studi associati e società semplici. Si considerano incluse le società di fatto (esercenti attività commerciali), le società tra professionisti e le società di armamento.

 

In caso di opzione per l’IRI ai fini della tassazione:

• il reddito d'impresa reinvestito nella società, è escluso dalla formazione del reddito complessivo ed assoggettato ad IRI del 24%;

• gli utili prelevati dall’imprenditore, soci e collaboratori, restano imponibili con aliquota progressiva in capo al percipiente come reddito d'impresa.

L'opzione per l'IRI deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi, con effetto dal periodo d'imposta cui è riferita la dichiarazione, ha durata pari a cinque periodi d'imposta ed è rinnovabile.

 

La base imponibile IRI è determinata secondo le regole ordinarie in materia di redditi di impresa previste dal TUIR e da essa possono essere dedotti gli utili prelevati, nel limite dell'utile dell'esercizio e delle riserve di utili assoggettate a tassazione IRI negli esercizi precedenti. 

La partecipazione agli utili si presume in proporzione ai conferimenti eseguiti dai soci, salvo la diversa previsione dell’atto costitutivo o di altro atto con data anteriore all’inizio del periodo d’imposta.

Le perdite maturate nei periodi d’imposta di applicazione dell’IRI sono computate in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per l’intero importo che trova capienza in essi senza limite di tempo, né di importo. Il trattamento delle perdite nell’IRI risulta, quindi, più favorevole di quello ordinario sia per le imprese soggette all'IRPEF (perché la deduzione avviene oltre il quinto anno successivo anche per i soggetti che non si trovano nei primi tre anni di attività) che per le società soggette all'IRES (perché non opera, ai fini del riporto, il limite dell'80% del reddito di ciascun esercizio successivo).

All'uscita dal regime, le perdite IRI non ancora utilizzate costituiscono perdite realizzate in contabilità ordinaria e possono esclusivamente andare a compensazione dei redditi d'impresa (in contabilità ordinaria o semplificata); l'eccedenza non può andare a compensazione degli altri redditi, ma deve invece essere riportata agli esercizi successivi, ma non oltre il quinto. A tal fine, occorre considerare l'ultimo anno di permanenza nel regime IRI come anno di maturazione delle stesse. Nel caso di società in nome collettivo e in accomandita semplice tali perdite sono imputate a ciascun socio proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili.

 

Le somme prelevate a carico dell’utile dell’esercizio e delle riserve di utili (nei limiti del reddito dell’esercizio e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati ad IRI) concorrono integralmente a formare il reddito complessivo dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci come reddito d'impresa con imposizione progressiva in capo al percettore.

Queste disposizioni non si applicano alle somme prelevate a carico delle riserve formate con utili dei periodi di imposta precedenti a quello dal quale ha avuto inizio la tassazione separata con l’aliquota IRI.

Le somme prelevate dalle riserve di utili realizzati prima dell'ingresso nel regime IRI non concorrono alla formazione del reddito imponibile in capo al percettore e non possono essere portate in deduzione dalla base imponibile IRI. Le riserve da cui sono prelevate le somme si presumono formate prioritariamente con utili non tassati IRI.

 

Per i soggetti che optano per il regime IRI, il contributo annuo dovuto alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali è determinato senza tener conto delle nuove disposizioni in materia di IRI.

 

In occasione di TELEFISCO 2017 l’Agenzia delle Entrate ha fornito utili chiarimenti in relazione all’applicazione del nuovo regime IRI.

In relazione alla determinazione del plafond IRI, entro cui è possibile dedurre dal reddito d’impresa le somme prelevate dai soci e che va calcolato al netto delle perdite residue riportabili a nuovo, è stato confermato che negli esercizi successivi a quello in cui le perdite sono state utilizzate, il plafond debba essere quantificato considerando i redditi dichiarati nel periodo di validità IRI al netto delle sole perdite non ancora utilizzate senza considerare più le perdite già compensate. 

Con riferimento alla corretta determinazione del plafond IRI nell’esercizio in cui vengono effettuati i prelevamenti, invece, è stato chiarito che la determinazione della base imponibile IRI vada effettuata 

prima determinando il reddito d’impresa secondo le regole ordinarie del TUIR e poi portando in deduzione dal reddito così determinato le somme prelevate nei limiti, ovviamente, del plafond IRI. 

 

Super e Iperammortamento

La legge di bilancio 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232), ai commi 8-13, ha previsto la proroga delle disposizioni introdotte con la legge di bilancio precedente riguardanti il “super ammortamento” ed ha introdotto l’”iper ammortamento” per “favorire i processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il modello Industria 4.0”.

 

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Il super ammortamento consiste nella maggiorazione del 40% - ai soli fini della determinazione del reddito Ires/Iri/Irpef per i soggetti titolari di reddito d'impresa e per gli esercenti arti e professioni – del costo di acquisto (o i costi delle realizzazioni in economia) o del canone di locazione finanziaria di beni strumentali nuovi (legge di bilancio 2016, art. 1, comma 91).

La legge di bilancio 2017 consente l’applicazione della citata disposizione anche per gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2017 o entro il 30 giugno 2018 a condizione che entro il 31 dicembre 2017 l’ordine di acquisto sia stato accettato dal venditore e che sia stato pagato un acconto pari almeno al 20%.

L’imputazione temporale degli investimenti segue le regole dettate dall’art 109 del Tuir, rilevando quindi la consegna o spedizione, o se diversa e successiva, la data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o altro diritto reale, senza tener conto delle clausole di riserva della proprietà.

Rimangono esclusi i beni con coefficiente fiscale di ammortamento inferiore a 6,5%, i fabbricati e le costruzioni, i beni inclusi nella tabella 1 allegata.

Nuova esclusione riguarda i veicoli e gli altri mezzi di trasporto di cui all'articolo 164, comma 1, lettere b) e b-bis) del Tuir, ossia autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli non utilizzati esclusivamente come beni strumentali.

L’ “iper ammortamento” è uno degli strumenti agevolativi facenti parte del Piano nazionale “Industria 4.0”. Con tale termine si indica la “quarta rivoluzione industriale”, resa possibile dalla disponibilità di tecnologie hardware e software, di dati e informazioni, di nuovi materiali, componenti e sistemi digitalizzati e interconnessi.

L’ “iper ammortamento” si riferisce agli investimenti effettuati entro gli stessi termini temporali di cui sopra e consiste nella maggiorazione del costo fiscale di acquisto o del canone di leasing finanziario nella misura del:

a. 150% per i beni materiali strumentali nuovi inclusi nell’allegato A;

b. 40% per i beni immateriali strumentali inclusi nell’allegato B, ma a condizione che il soggetto goda dell’agevolazione di cui alla lettera a)

Possono beneficiare dell’agevolazione i titolari di redditi di impresa (non gli esercenti arti e professioni), esclusi i contribuenti forfettari, indipendentemente da forma giuridica, dimensione aziendale e settore economico di attività.

Un piccolo esempio numerico: per un bene materiale agevolabile con quota di ammortamento pari ad euro 1.000 sì avrà una maggiorazione di euro 1.500 ed un risparmio di imposta pari ad euro 360 (Ires 24%) o euro 645 (Irpef, considerando l’aliquota marginale del 43)%; per un bene immateriale agevolabile con quota di ammortamento pari ad euro 1.000 sì avrà una maggiorazione di euro 400 ed un risparmio di imposta pari ad euro 96 (Ires 24%) o euro 172 (Irpef, considerando l’aliquota marginale del 43%).

Per fruire dell’agevolazione è necessaria una dichiarazione del legale rappresentante, o, per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, di una perizia tecnica giurata di un ingegnere o perito industriale iscritti all’albo o ente di certificazione accreditato per singolo bene, circa l’appartenenza del bene alle tabelle A e B e l’interconnessione al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Nel corso di Telefisco 2017, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che:

• il software embedded, ossia acquistato assieme al bene, è da considerarsi “incluso” e agevolabile con l’iper ammortamento 150%;

• un bene compreso nella tabella A acquistato nel 2016, entrato in funzione ed interconnesso nel 2017 può usufruire del super ammortamento (40%) e non dell’iper ammortamento in quanto rileva l’acquisto;

• il bene immateriale agevolabile (allegato B) non deve essere collegato necessariamente ad uno specifico bene materiale agevolabile (allegato A), ma è necessario che l’impresa usufruisca dell’iper ammortamento al 150%, quindi eventualmente anche per altro bene.

• per “interconnessione” si intende lo scambio di informazioni con sistemi interni (sistema gestionale, sistemi di pianificazione, ecc.) e/o esterni (clienti, fornitori, partner nella progettazione ecc.) per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute; inoltre, il bene deve essere identificato univocamente, mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento internazionalmente riconosciuti (es. indirizzo IP).

I benefici illustrati sono cumulabile con:

• Nuova Sabatini;

• Credito d’imposta per attività di Ricerca e Sviluppo;

• Patent Box;

• Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE;

• Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative

• Fondo Centrale di Garanzia

Si precisa che gli acconti dovuti per l’anno 2017 e 2018 saranno determinati senza considerare l’effetto di super e iper ammortamento; inoltre, le maggiorazioni 40% e 150% non devono essere considerate ai fini dell’elaborazione e del calcolo degli studi di settore.

 

Novità in materia di IVA di Gruppo

La Legge di Stabilità 2017 (Legge 11.12.2016 n. 232) ha introdotto importanti novità in materia di IVA all’interno dei gruppi societari, sia modificando il regime dell’IVA di gruppo di cui all’art. 73 c. 3 del DPR 633/72 (art. 1 c. 27), sia introducendo il nuovo istituto del Gruppo IVA (art. 1 c. 24-31).

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La principale novità in materia di IVA dei gruppi è rappresentata dal nuovo istituto del "Gruppo Iva", con introduzione all’interno del DPR 633/72 dei nuovi articoli da 70-bis a 70-duodecies, in attuazione della Direttiva 2006/112/CE e con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2018.

L’opzione per il Gruppo IVA consente a soggetti (persone fisiche e giuridiche) stabiliti nel territorio dello Stato, strettamente vincolate fra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi, di diventare un unico soggetto d'imposta Iva; diventano pertanto irrilevanti ai fini Iva le cessioni di beni e le prestazioni di servizi che intercorrono tra i partecipanti al medesimo gruppo Iva, mentre rilevano le operazioni svolte nei confronti di soggetti terzi.

Il gruppo IVA si costituisce previa opzione esercitata da tutti i soggetti passivi IVA, mediante dichiarazione telematica presentata dal  rappresentante del Gruppo IVA. 

L’opzione è vincolante per 3 anni e si rinnova automaticamente per ciascun anno successivo, alla fine del primo triennio. L’opzione ha effetto a decorrere dall’anno successivo se la dichiarazione in esame è presentata dall’1.1 al 30.9, oppure dal secondo anno successivo se presentata dall’1.10 al 31.12.

Possono partecipare al gruppo Iva i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, esercenti attività d'impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i seguenti vincoli di tipo finanziario, economico, organizzativo:

• vincolo finanziario si ha quando dal 1° luglio dell'anno solare precedente a quello di esercizio dell'opzione fra i soggetti esiste, direttamente o indirettamente, un rapporto di controllo ovvero se un soggetto controlli un altro, ne sia controllato, o siano entrambi controllati da un terzo soggetto;

• vincolo economico quando tra i soggetti interessati vi sia almeno una di queste forme di cooperazione economica: svolgimento a) di un'attività principale dello stesso genere; b) di attività complementari o interdipendenti; c) di attività che avvantaggiano uno o più dei soggetti partecipanti;

• vincolo organizzativo quando tra i partecipanti vi sia un coordinamento, in via di diritto o di fatto, fra gli organi decisionali degli stessi.

Il vincolo economico e organizzativo si presumono esistenti quando fra i soggetti sussiste un vincolo finanziario, salvo prova contraria da fornirsi tramite interpello.

 

Il nuovo istituto del Gruppo IVA differisce dal regime di liquidazione IVA di gruppo di cui all’art. 73 c. 3 del DPR 633/72, procedura opzionale di liquidazione dell’Iva delle società facenti parte di un gruppo societario (definito in base al rapporto di controllo di cui all’art. 2359 c.c.), in base alla quale versamenti periodici e conguaglio di fine anno sono effettuati dalla società controllante, la quale determina l’Iva dovuta, ovvero il credito del gruppo, tramite una compensazione interna dei crediti/debiti Iva che emergono dalle liquidazioni periodiche e dalle dichiarazioni annuali delle società appartenenti al gruppo. Le società del gruppo possono scegliere se entrare o meno nel regime consolidato Iva e in ogni caso mantengono la loro posizione IVA individuale.

La legge di bilancio 2017 ha introdotto delle  modifiche anche al regime dell’IVA di gruppo, con decorrenza già a partire dall’anno 2017.

Le norme attuative sono state poi introdotte con il DM 13.2.2017, pubblicato sulla G.U. 24.2.2017 n. 46. Le principali modifiche riguardano:

1. Ampliamento dell’ambito soggettivo: con estensione alle società di persone della possibilità di aderire alla procedura di gruppo in qualità di controllate e previsione che, ai fini dell’accesso alla liquidazione di gruppo, si considerano controllate le società di capitali e le società di persone le cui azioni o quote siano possedute per oltre il 50% dall’ente o società controllante almeno a partire dal 1° luglio dell’anno solare precedente a quello di esercizio dell’opzione (e non più a partire dal 1° gennaio di tale anno)

2. Modifica degli adempimenti formali: per la società controllante viene abrogato l’obbligo di presentare le dichiarazioni IVA annuali delle società controllate e per le società controllate viene abrogato l’obbligo di annotare, a margine della liquidazione dell’imposta eseguita nei registri IVA, il trasferimento del saldo alla società controllante.

3. Modifica della modalità di esercizio dell’opzione: l’esercizio dell’opzione per la liquidazione IVA di gruppo deve essere comunicato dalla controllante nell’ambito della dichiarazione IVA presentata nell’anno a decorrere dal quale si intende applicare il regime (e non più mediante la presentazione del modello IVA 26); per il 2017, sono ritenute valide anche le opzioni esercitate con il modello IVA 26 (comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 10.2.2017).

4. Durata dell’opzione: a partire dal 2017 l’opzione si considera valida fino a revoca, da esercitarsi secondo le stesse modalità e i medesimi termini stabiliti per la comunicazione dell’opzione (fino al 2016, l’opzione per il regime IVA di gruppo aveva effetto per il solo anno in cui era stata esercitata).