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Sostanziali riduzioni dell'Irap dal 2015

Il Governo Renzi, con due provvedimenti dello scorso anno, ha disposta la riduzione dell’Irap, tributo come noto inviso alle imprese in quanto gravante sul costo del lavoro. La riduzione riguarda la componente Irap relativa costo del personale assunto a tempo indeterminato Si riassumono le novità in materia.

 

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Il cosiddetto decreto Renzi D.L. 66/2014, aveva previsto già a partire dal periodo d’imposta 2014, la riduzione dell’aliquota Irap di circa il 10%; in virtù di tale intervento l’aliquota ordinaria Irap sarebbe dovuta passare dal 3,9% al 3,5%. Era stato inoltre previsto che, per il calcolo dell’acconto con il metodo previsionale relativamente al periodo di imposta in questione, venissero utilizzate delle aliquote intermedie tra quelle fino a quel momento applicate e quelle nuove ridotte (in particolare il 3,75% per i soggetti tenuti all’aliquota ordinaria). 

Con la recente Legge di stabilità 2015 (L. 190 del 23.12.2014 pubblicata il 29 dicembre 2014, in Gazzetta Ufficiale n. 300, suppl. Ord. n. 99) è stato totalmente modificato l’intervento sull’IRAP e, in luogo della riduzione dell’aliquota, si è optato per la deduzione del costo del lavoro nella determinazione della base imponibile Irap.  In particolare, è stata disposta l’integrale deducibilità dall’Irap del costo sostenuto per lavoro dipendente a tempo indeterminato, eccedente le deduzioni sul lavoro applicate ai sensi dell’articolo 11 del Dlgs 446/1997, di cui ai commi 1, lett a), 1 bis, 4 bis e 4 quater.

La deduzione è pari alla differenza tra costo complessivo dei dipendenti (salari e stipendi, contributi, mensilità differite, quota tfr) e l’importo delle deduzioni legate al personale. Quindi, da un punto di vista operativo, si applicano prima le deduzioni in questione, usufruendo poi della nuova deduzione che, per i dipendenti a tempo indeterminato, consente di considerare la differenza fra costo complessivo e deduzione già operata. 

A seguito di tale intervento normativo, è stata azzerata la riduzione delle aliquote disposta dal decreto Renzi, tornando alla situazione precedente. E’ stata fatta salva, tuttavia, la previsione circa le aliquote ridotte utilizzabili per il calcolo dell’acconto con il metodo previsionale per il periodo 2014: pertanto, qualora l’acconto versato, determinato in misura ridotta in virtù del decreto Renzi, risultasse insufficiente a consuntivo, è consentito integrare il versamento in sede di saldo senza l’applicazione di sanzioni o interessi. Occorre precisare che mentre il ritorno alla “vecchie” aliquote ha effetto retroattivo, la nuova deduzione si applicherà soltanto dal periodo d’imposta 2015.

La nuova deduzione spetta soltanto per i dipendenti assunti a tempo indeterminato, mentre la presenza di dipendenti con contratto a tempo determinato non comporta alcun nuovo beneficio. Tuttavia, allo scopo di non penalizzare le imprese e i professionisti che si trovano a operare senza personale dipendente assunto a tempo indeterminato, la versione finale della legge di stabilità ha stabilito che alle imprese e ai professionisti che non si avvalgono di lavoratori dipendenti verrà attribuito un credito di imposta da compensare nel modello F24 pari al 10% dell’imposta lorda. In questo modo viene di fatto ripristinata per i soggetti in questione la riduzione del 10% delle aliquote originariamente prevista dal decreto Renzi.

Un problema interpretativo si pone in quanto la norma in esame fa riferimento in modo generico ai soggetti che non si avvalgono di dipendenti, con la conseguenza che, chi ha dipendenti a tempo determinato non dovrebbe beneficiare del credito d’imposta (e neppure della nuova deduzione), mentre quei soggetti che hanno soltanto collaboratori coordinati o lavoratori a progetto hanno diritto all’agevolazione. Si auspica un immediato intervento correttivo che rimedi a tale disparità di trattamento.

Senza tener conto dell’impatto sull’Ires, lo sconto Irap sul costo del personale è stimato in media pari al 3,9% del costo del personale deducibile che eccede le deduzioni già spettanti. Sconti più significativi per le società, come banche e assicurazioni, tenute ad applicare aliquote regionali superiori a quella ordinaria.

 

Storico accordo Italia-Svizzera

E’ stato approvato l'accordo tra Italia e Svizzera, sullo scambio di informazioni in materia finanziaria, che consente alla Svizzera di uscire dalla “Black list”. La firma dell’accordo è attesa per metà febbraio, nei tempi previsti per l’efficacia ai fini della voluntary disclosure, ciò che ridurrà i costi di rientro dei capitali dalla Svizzera. Occorrerà invece attendere almeno un anno per la ratifica dell’accordo da parte dei due Paesi, che consentirà di porre fine al segreto bancario e di permettere all’amministrazione italiana di richiedere informazioni dettagliate sui propri contribuenti senza attendere i tempi di una rogatoria internazionale.

 

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L’accordo in esame rientra in nuova fase di collaborazione fra gli Stati nell’ottica di contrasto all’evasione internazionale, nell’ambito della politica lanciata dall'Ocse e dai maggiori Paesi per la trasparenza fiscale, che ha dato già luogo a diversi accordi sottoscritti a livello internazionale per lo scambio automatico di informazioni. Tra i firmatari di queste intese figurano Paesi considerati storicamente a fiscalità privilegiata, quali il Lussemburgo, San Marino, il Lichtenstein, le isole Cayman, Hong Kong, Singapore, Monaco, e ora la stessa Svizzera. Questi Stati che in questi anni hanno offerto un rifugio sicuro dai controlli del Fisco, oggi si dichiarano pronti a trasmettere tutte le informazioni su conti correnti e movimentazioni finanziarie.

Un ‘accelerazione dell’accordo con la Svizzera è stato prodotto dalla cosiddetta voluntary disclosure la legge sul rientro dei capitali che imponeva la necessità di chiudere ulteriori accordi bilaterali per lo scambio di informazioni entro 60 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento (e quindi entro il 2 marzo 2015). La voluntary disclosure rappresenta con ogni probabilità l’ultima opportunità per regolarizzare la posizione di chi detiene capitali all’estero non dichiarati nel proprio Paese, in un mondo finanziario che sta diventando trasparente, in cui i pochi Stati che ancora non si sono adeguati saranno costretti a farlo, in breve tempo.

 

Nuova apertura dei termini per la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni, ma i costi raddoppiano 

La Legge di Stabilità per il 2015, (legge n. 190 del 23.12.2014 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 300, suppl. ord. n. 99, il 29 dicembre 2014), ha nuovamente riaperto i termini per accedere alla rivalutazione dei terreni (edificabili e non) e delle partecipazioni detenute al di fuori dell’attività di impresa usufruendo del regime agevolato introdotto e disciplinato dagli articoli 5 e 7 della legge n. 448/2001. La norma in oggetto negli anni successivi alla sua introduzione ha assunto carattere sistemico essendo interessata a regolari riedizioni, l’ultima ad opera della Legge Stabilità 2014 (di cui alla news n. 1/2014). Tuttavia rispetto alle precedenti riaperture dei termini le condizioni di adesione di cui alla Legge di Stabilità 2015 sono più onerose essendo previsto il raddoppio del costo per l’affrancamento. 

 

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Dal 1 gennaio 2015 sarà possibile affrancare in tutto o in parte le plusvalenze conseguite all’atto della cessione a titolo oneroso, ex art. 67, comma 1, lettere a)-c-bis), TUIR, di 

• terreni edificabili e agricoli posseduti a titolo di proprietà, usufrutto, superficie ed enfiteusi;

• partecipazioni non quotate in mercati regolamentati, possedute a titolo di proprietà e usufrutto;

posseduti alla data dell’1.1.2015, non in regime di impresa, da parte di persone fisiche, società semplici e associazioni professionali, nonché di enti non commerciali.

La rivalutazione dovrà essere perfezionata entro il 30.06.2015 mediante redazione ed all’asseverazione della perizia di stima da parte di un soggetto abilitato e versamento dell’imposta sostitutiva calcolata applicando al valore del terreno/ partecipazione risultante dalla perizia le seguenti nuove aliquote (raddoppiate rispetto alle leggi di rivalutazione precedenti):

• 4% per le partecipazioni non qualificate (anziché 2%);

• 8% per le partecipazioni qualificate e per i terreni (anziché 4%).

E’ solo il caso di osservare che tale aumento dei costi non farà venire meno l’appeal del provvedimento in considerazione dei costi ordinari applicati per la tassazione delle plusvalenze sulle partecipazioni e sui terreni . Infatti, si ricorda, che in caso di tassazione ordinaria:

- per le partecipazioni qualificate il reddito imponibile da tassare è pari al 49,72% della plusvalenza realizzata e, questo reddito, sommato a tutti gli altri redditi del soggetto, diventa imponibile seguendo le aliquote ordinarie;

- per le partecipazioni non qualificate la tassazione è pari al 26% della plusvalenza realizzata, senza considerare gli altri redditi del soggetto.

Infine per i terreni la rivalutazione consente di abbattere il valore della plusvalenza in quanto il nuovo valore fiscale con cui confrontare il prezzo di cessione sarà quello rivalutato più elevato . Infatti, si ricorda, che la tassazione ordinaria.

Infatti, si ricorda, che in caso di tassazione ordinaria:

- per le partecipazioni qualificate il reddito imponibile da tassare è pari al 49,72% della plusvalenza realizzata e, questo reddito, sommato a tutti gli altri redditi del soggetto, diventa imponibile seguendo le aliquote ordinarie;

- per le partecipazioni non qualificate la tassazione è pari al 26% della plusvalenza realizzata, senza considerare gli altri redditi del soggetto.

Infine per i terreni la rivalutazione consente di sostituire alle aliquote progressive Irpef la tassazione al 8%.