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Deducibili gli interessi passivi da Leverage buy Out 

 

La giurisprudenza di merito ed ora la stessa Agenzia delle Entrate si sono pronunciate sulla legittimità fiscale del leveraged buy out (Lbo) ovvero l’acquisizione di una società con ricorso alla leva finanziaria, sfruttando la capacità d'indebitamento della società da acquisire. In particolare la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con le pronunce n. 9999 e n. 1002/24/15 depositate in 10 dicembre 2015, ha affermato che le operazioni di Lbo, di cui all’art. 2501-bis c.c., non sono elusive quando sono finalizzate al cambiamento della compagine sociale. L’Agenzia, con la recentissima circolare n. 6E del 30 marzo 2016, ha finalmente chiarito che nelle operazioni di Lbo gli interessi passivi sui prestiti contratti per acquisire l’acquisizione della società target sono inerenti e legittimamente deducibili.

 

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Si ricorda come sotto il profilo civilistico, le operazioni di Lbo siano state legittimate nel nostro ordinamento con la riforma del diritto societario ad opera dell’art. 7, comma 1, lett. d) Legge n. 366/2001 che ha disposto che “le fusioni tra società, una delle quali abbia contratto debiti per acquisire il controllo dell'altra, non comportano violazione del divieto di acquisto e di sottoscrizione di azioni proprie, di cui, rispettivamente, agli articoli 2357 e 2357- quater del codice civile, e del divieto di accordare prestiti e di fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie, di cui all'articolo 2358 del codice civile”. 

Il D. Lgs, n. 6/2003, con il quale la riforma è stata attuata, ha introdotto l’art. 2501-bis, c.c., che disciplina la “fusione a seguito di acquisizione con indebitamento”, prevedendo una serie di obblighi di informazione sulla sostenibilità economica e finanziaria dell’operazione quando, per effetto della fusione, il patrimonio della società acquisita venga a costituire garanzia generica o fonte di rimborso dei debiti contratti per acquisire il controllo della target. 

 

Sotto il profilo fiscale, l’Amministrazione finanziaria ha contestato, ai sensi del previgente art. 37bis DPR 600/73, la natura elusiva delle operazioni di Lbo in quanto finalizzate unicamente al perseguimento di vantaggi fiscali indebiti; in particolare gli uffici contestavano l’imputazione a conto economico, e quindi la deduzione del costo dal risultato imponibile della società target post fusione, degli interessi passivi relativi al finanziamento contratto dalla società veicolo per l’acquisto delle partecipazioni nella società target, a seguito della fusione (si veda in tal senso anche il parere del Comitato consultivo n. 4 del 8.05.2003).

La giurisprudenza anche di legittimità (Cass. n. 1372 del 21.01.2011), già in passato, ha escluso l’elusività sotto il profilo fiscale di tali operazioni riconoscendone le valide ragioni economiche sottostanti. 

Le recenti pronunce della giurisprudenza vanno ad esaminare la fattispecie anche alla luce della nuova disposizione sull’abuso del diritto di cui all’art. 10bis alla legge n. 212/2000 (c.d. Statuto del Contribuente) introdotta ad opera del D. Lgs. n. 128 del 05.08.2015 ed entrata in vigore dal 02.09.2015 che ha sostituito la previgente norma antielusiva di cui all’art. 37bis DPR 600/73.

Come noto, secondo la nuova disposizione antiabuso, configurano “abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti”. Secondo la nuova formulazione, devono considerarsi privi di sostanza economica i fatti, gli atti e i contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali; gli indici di mancanza di sostanza economica sono individuati nella “non coerenza della qualificazione delle singole operazioni con il fondamento giuridico del loro insieme e nella non conformità dell’utilizzo degli strumenti giuridici a normali logiche di mercato”. Per contro, deve escludersi l’abuso del diritto per le operazioni che risultino giustificate da valide ragioni extrafiscali ad esempio ricollegabili alla riorganizzazione aziendale, degli assetti proprietari e societari dell’impresa, a condizione che queste siano non marginali e rispondano a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’attività. 

 

Sulla scorta della norma sull’abuso del diritto la CT di Milano, nella sopra citata sentenza, ha escluso l’elusività delle operazioni di Lbo sottoposta al suo  esame in quanto l’operazione risultava sorretta da valide motivazione extra fiscali rappresentate dalla modifica della compagine sociale e, in particolare, dal cambiamento dei soci di maggioranza. Non è stato ritenuto rilevante e sufficiente ad inficiare la validità di una tale motivazione riorganizzativa neppure la circostanza che fra i soci della società fossero rimasti, in quota di minoranza, anche soggetti già presenti anteriormente all’operazione.

La CT milanese ha quindi avallato la legittimità della scelta effettuata dal contribuente di preferire l’operazione di Lbo a modalità di acquisizione differenti e fiscalmente più onerose.

Anche l’Amministrazione finanziaria, con l’appena emanata circolare 6/E/2016, ha infine confermato la non elusività delle operazioni Lbo poste in essere in ottemperanza delle disposizioni del codice civile, riconoscendone quindi, le intrinseche ragioni extra fiscali. L’Agenzia, nella citata circolare, si sofferma in particolare ad esaminare le operazioni poste in essere da soggetti esteri, in particolare nell’ambito di operazioni di private equity e arriva finalmente ad ammettere l’inerenza degli interessi e oneri finanziari in capo alla società target oggetto di acquisizione e, quindi la deducibilità degli stessi in base alle ordinarie regole di cui agll’art. 96 Tuir (30% ROL) e, in caso di società estere, nel rispetto delle norma sul transfer pricing di cui all’art. 110 Tuir.

 

Si allega la circolare Agenzia Entrate n. 6/E/2016

Imposte di successione e di donazione: la fine di un paradiso? 

La stampa specializzata riferisce, da qualche tempo, che il Governo Renzi sta lavorando alla revisione delle imposte di successione e di donazione al fine di aumentare la tassazione dei passaggi di proprietà mortis causa e delle liberalità. Un intervento in tal senso era già stato annunciato in sede di discussione della Legge di Stabilità 2016 ma poi è stato espunto dal testo finale della legge. Ad oggi, si ricorda, risulta sempre all’esame del Parlamento la proposta di legge n. 2830/2015 presentata il 20 gennaio del 2015 che prevede un rilevante aumento delle aliquote e ad una riduzione delle franchigie attualmente in vigore delle imposte di successione e donazione (testo allegato). 

 

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L’imposta di successione e donazione, abrogata nel periodo tra la fine del 2001 e la fine del 2006 ad opera dell’art. 13 Legge 383/2001, è stata reintrodotta nel nostro ordinamento dalla Legge n. 286/2006 (che ha convertito il DL n. 262 del 3.10.2006) con decorrenza a partire dal 03.10.2006 (per le successioni) e dal 28.11.2006 (per le donazioni) e poi modificata dalla Legge n. 296/2006.

L’imposta di successione e donazione, attualmente in vigore in Italia, è tra le più favorevoli esistenti in ambito europeo. 

In particolare le aliquote sono differenziate in ragione del soggetto beneficiario nelle seguenti misure:

- 4% con franchigia pari a 1 milione euro (per soggetto) per coniuge o parente in linea retta (figlio, nipote ..)

- 6%  con franchigia pari a 100.000 euro (per soggetto) per fratelli e sorelle

- 6% senza franchigia per altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e collaterale fino al 3°grado

- 8% senza franchigia tutti altri soggetti

- 8% con franchigia pari a 1,5 milioni euro (per soggetto) in caso di beneficiario portatore di handicap

 

Inoltre risultano di particolare favore le varie disposizioni previste in materia di modalità di calcolo del valore degli immobili e del valore delle partecipazioni sociali nonché l’esclusione dalla base imponibile per le polizze assicurative sulla vita, per i titoli del debito pubblico ed equiparati e per i trasferimenti di aziende e partecipazioni di controllo. 

La summenzionata proposta di legge n. 2830 del 20 gennaio 2015 prevede un generale aumento delle attuali aliquote, ad eccezione per i soggetti portatori di handicap e l’abbassamento generalizzato delle franchigie. Inoltre si prevede che per eredità superiore a 5 milioni di euro l’aliquota fiscale ordinaria venga triplicata.  In particolare la proposta in esame modifica l’imposta come segue:

- 7% con franchigia pari a 500.000 euro (per soggetto) per beneficiari coniuge o parente in linea retta (figlio, nipote ..) e asse ereditario non superiore a 5 milioni di euro (21% se superiore a 5 milioni di euro)

- 8%  con franchigia pari a 100.000 euro (per soggetto) per beneficiari fratelli e sorelle e asse ereditario non superiore a 5 milioni di euro (24% se superiore a 5 milioni di euro)

- 10% senza franchigia per altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e collaterale fino al 3°grado, se asse ereditario non superiore a 5 milioni di euro (30% se superiore a 5 milioni di euro)

- 15% senza franchigia tutti altri soggetti se asse ereditario non superiore a 5 milioni di euro (45% se superiore a 5 milioni di euro)

- Resta all’8% con franchigia pari a 1,5 milioni euro (per soggetto) in caso di beneficiario portatore di handicap

Dalle notizie che circolano in queste settimane pare che il governo sia intenzionato effettivamente ad incrementare le aliquote e ridurre le attuali franchigie, tranne che per le successioni in linea retta (padre-figlio), per le quali potrebbero essere riviste solo le franchigie non superiori a 300-400 mila euro. Sempre notizie non ufficiali dicono inoltre che nessuna modifica vi sarebbe in cantiere per i titoli di Stato e le polizze Vita, attualmente esenti.

Riguardo alle polizze Vita occorre tuttavia dar conto della possibilità di un recepimento legislativo dell’orientamento espresso da parte dell’Agenzia delle Entrate volto a riqualificare alcuni tipi di polizze Vita, quali le polizze unit linked, che non rispondono tanto alla finalità di coprire l’assicurato da un rischio, ma al contrario lo espongono a un rischio finanziario in quanto in realtà consistono sostanzialmente in gestioni patrimoniali diversamente denominate. Tale riqualificazione potrebbe comportare la tassazione di tali tipologie di Polizze Vita in sede di successione.