Spese di sponsorizzazione: una conferma dalla Cassazione 

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Le spese di sponsorizzazione a favore di un ente sportivo dilettantistico devono essere qualificate come spese di pubblicità e, pertanto, sono interamente deducibili dal reddito d’impresa, nei limiti previsti dall’art. 90 della legge 289/2002. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 5720 depositata il 23.03.2016 che ha preso nuovamente posizione sulla annosa questione relativa alla deducibilità fiscale delle spese di sponsorizzazione.

 

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La questione esaminata dalla Suprema Corte riguarda la deducibilità dal reddito d’impresa delle spese sostenute per l’attività di sponsorizzazione a favore di un’associazione sportiva dilettantistica di basket; in particolare la corresponsione di somme a favore dell’ente aveva come controprestazione l’esposizione del marchio dell’impresa sulle divise e in occasione di eventi.

L’Agenzia delle Entrate nella propria attività di accertamento, contesta l’integrale deducibilità delle spese di sponsorizzazione in quanto, a suo avviso, carenti del requisito della inerenza; nel caso di specie, in particolare, veniva contestato al contribuente che le spese non avevano determinato incrementi nelle vendite del contribuente in entità significativa e tale da giustificarne il costo. 

A tale orientamento restrittivo dell’Agenzia, peraltro non univoco, come si dirà in seguito, si è opposta la giurisprudenza di merito (cfr CTP di Pisa n. 94/01/15 e n. 423/1/14 e CTP Mantova 114/01/13) e di legittimità (Cassazione con la citata sentenza n. 5720/2016). 

In particolare, la Suprema Corte pur richiamando la disciplina fiscale delle spese di pubblicità e rappresentanza di cui all’art. 108, comma 2 Tuir, nel caso sotto esame di sponsorizzazioni a favore di associazione sportiva dilettantistica, ha applicato quanto previsto dall’articolo 90 della legge 289/2002 (Legge finanziaria 2003). 

La sentenza ricorda che la norma generale qualifica come spese pubblicitarie, di conseguenza deducibili interamente nell’esercizio, le somme corrisposte per la realizzazione di iniziative tendenti, anche se non esclusivamente quanto meno prevalentemente, alla pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi o comunque dell’attività svolta; considera invece spese di rappresentanza, deducibili con la ripartizione in quote annuali entro i limiti previsti, gli oneri sostenuti per iniziative volte ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa e a potenziarne le possibilità di sviluppo.

Alla norma ordinaria si affianca il disposto dell’art. 90 legge 289/2002 secondo cui il corrispettivo erogato in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni che hanno per oggetto sociale lo svolgimento di attività nei settori giovanili e che siano riconosciute dalle federazioni sportive o da enti di promozione sportiva, è da considerarsi una spesa di pubblicità, nel limite annuo di 200mila euro indicato dalla norma. 

Secondo la Corte la previsione di cui all’articolo 90 sopra citato, ha introdotto una esimente rispetto alla regola generale che impone la corrispondenza tra l’attività sponsorizzata e l’attività di impresa svolta dallo sponsor.

Sul punto occorre dar conto di quanto in passato affermato dalla stessa Agenzia delle Entrate con circolare 21E del 22.04.2003 e risoluzione n. 57E del 23.06.2010. Con circolare del 2003 l’Agenzia aveva chiarito che la disposizione di cui all’art 90 della legge 289/2002 aveva introdotto, ai fini delle imposte sui redditi, una “presunzione assoluta” circa la natura di spese di pubblicità delle somme erogate alle società/associazioni sportive nel limite di 200 mila euro. Con risoluzione n. 57E/2010 l’Agenzia ha poi affermato che la norma sopra citata “individua l’importo entro il quale dette somme costituiscono per presunzione assoluta spese di pubblicità” e aggiunge che “l’eccedenza sarà eventualmente deducibile capo al medesimo erogante secondo le regole ordinarie previste dal Tuir”.

In effetti l’art 90 della legge 289/2002 ha introdotto una disposizione speciale diretta a favorire le sponsorizzazioni a favore del dilettantismo sportivo, in deroga alle regole ordinarie di cui all’art. 108, comma 2 Tuir.

In conclusione, secondo quanto sopra illustrato, una spesa di sponsorizzazione può essere dedotta al integralmente dal reddito d’impresa come spesa di pubblicità quando l’erogazione sia effettuata a favore di associazioni, fondazioni, enti sportivi dilettantistici, nei limiti stabiliti dall’art. 90 legge 289/2002 e a condizione che si possa dimostrare che:

• i corrispettivi erogati siano effettivamente stati destinati alla promozione dell’immagine o del prodotto dell’impresa;

• che il soggetto ricevente sia ai sensi di legge una società sportiva dilettantistica affiliata ad una federazione o ad un ente di promozione sportiva;

• che la promozione per la quale si è versato il corrispettivo sia effettivamente esistente.

 

Si allega la sentenza della Cassazione n. 5720 depositata il 23.03.2016