Debiti tributari e cancellazione della società dal Registro delle Imprese

Stampa la news

A seguito della riforma del diritto societario (D. Lgs. N. 3/2003) la cancellazione della società di capitali dal Registro delle Imprese è condizione necessaria e sufficiente per l’estinzione della medesima. Eventuali debiti, compresi quelli tributari,  non potranno più essere richiesti in capo alla stessa ma dovranno essere avanzati nei confronti dei soci ovvero dei liquidatori, ricorrendone i relativi presupporti. Il decreto delegato sulle semplificazioni fiscali in corso di emanazione, tuttavia, crea una possibile incongruenza rispetto alla norma generale nella parte in cui stabilisce che ai soli fini fiscali l’estinzione della società ha effetto trascorsi cinque anni dalla cancellazione dal Registro delle Imprese. 

 

* * *

 

Secondo il sistema attualmente vigente la portata estintiva della cancellazione della società dal Registro Imprese comporta che la sussistenza di un rapporto tributario non definito non potrà, in nessun caso, far rivivere l’ente disciolto. Gli atti impositivi da parte dell’Amministrazione Finanziaria, non potendosi rivolgere alla società estinta, potranno, ricorrendone i presupposti, rivolgersi ai soci, ai liquidatori o agli amministratori. 

Il perimetro entro cui la stessa Amministrazione può attivarsi è quello delineato dalle due disposizioni di riferimento: quella a carattere generale di cui all’art.  2495 C.C. e quella, a carattere speciale, di cui all’art. 36 del Dpr 602/73, attualmente riferibile esclusivamente ai debiti di imposta Ires. 

In particolare l’art. 2495 C.C. fissa la responsabilità personale dei soci nei confronti dei creditori sociali sino a concorrenza delle somme da questi riscosse in sede di bilancio finale di liquidazione. La stessa disposizione civilistica, inoltre, fonda una ipotesi di responsabilità professionale dei liquidatori i quali risponderanno in proprio dei debiti in caso di comportamento colposo. 

La norma speciale di cui all’art. 36 del Dpr 602/73 - che non vale per i tributi rilevanti quali Irap o l’Iva per i quali il fisco potrà valersi esclusivamente della norma generale - fissa una responsabilità più estesa rispetto a quella di cui al criterio generale,  sia sotto il profilo temporale che sotto il profilo soggettivo. 

In particolare, per il primo aspetto, i soci sono responsabili nei confronti del fisco sino a concorrenza delle somme percepite dagli stessi nel corso della liquidazione e nel corso dei due anni precedenti la stessa liquidazione.  Per il secondo aspetto è prevista una responsabilità professionale dei liquidatori per le imposte dovute in corso di liquidazione e, coerentemente con il summenzionato dato temporale, anche degli amministratori che nei due anni precedenti alla liquidazione hanno compiuto operazioni di liquidazione o occultato attività sociali. 

Il quadro di riferimento appena esposto potrebbe mutare a seguito della definitiva approvazione della norma contenuta nel decreto delegato sulle semplificazioni fiscali (art. 28, 4° comma). Da un lato, ciò che appare certamente apprezzabile, è prevista l’applicazione della tutela speciale anche agli altri tributi (Iva, Irap..); dall’altro lato, è disciplinata espressamente la possibile riviviscenza della società, ai soli fini fiscali, per il periodo di cinque anni dalla cancellazione. 

Quest’ultima disposizione, oltre a risultare non coerente con riferimento ai contenuti della delega i cui principi di semplificazione non sembrerebbero rispettati, pone, come è facile intuire, una serie di incertezze sul piano sostanziale e procedurale (come si perfeziona la notifica di un atto impositivo a carico di una società estinta?) ponendosi in netto contrasto con i principi della riforma societaria a tal punto che alcuni autori hanno evidenziato la possibile sanzione di incostituzionalità della norma in corso di emanazione. 

  • Nessun Allegato Disponibile