Si rafforza l’esclusione dall’Irap per il professionista 

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Una recente sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (sentenza n. 9451 del 10.5.2016) ha dato risposta alla nota questione circa l’applicabilità dell’ Irap in capo al professionista che si avvale di un unico dipendente, questione rimessa al suo giudizio con l’ordinanza n. 5040/2015 della stessa Cassazione. La Corte ha sancito che non è idoneo a configurare un’attività autonomamente organizzata e quindi, non determina l’assoggettamento a Irap, l'avvalersi, in modo non occasionale, di lavoro altrui quando questo si concreti nell'espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive, che rechino all'attività svolta dal contribuente un apporto del tutto mediato o generico. 

 

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La sentenza in esame è particolarmente interessante per tutti quei soggetti che svolgono attività professionale avvalendosi di un solo dipendente e con utilizzo di limitati beni strumentali, in quanto può rappresentare il fondamento per una legittima esclusione dall’Irap e/o la richiesta a rimborso dell’imposta versata in anni precedenti. Come noto presupposto per l’assoggettamento all'Imposta Regionale sulle Attività Produttive, istituita con la legge 662/96, è “l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”. 

La Cassazione negli anni ha avuto modo di precisare il concetto di autonoma organizzazione affermando che questa ricorre quando l’attività abituale ed autonoma del contribuente dia luogo ad un’organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi ed accresca la capacità produttiva del contribuente; tale requisito si verifica quando il contribuente “a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale del lavoro altrui” (sentenza n. 3673 del 2007).

Per contro, il presupposto dell’autonoma organizzazione non è riscontrabile in assenza di capitale o lavoro altrui in maniera significativa; tale principio è stato sostenuto da copiosa giurisprudenza di merito, che ha accolto i ricorsi dei contribuenti che hanno dimostrato di non avvalersi di capitale e significativo lavoro altrui così da non alterare il carattere strettamente personale dell’attività di lavoro autonomo svolta. Lo stesso principio è stato sancito da un orientamento della Corte di Cassazione che ha confermato l’esclusione dall’IRAP per i professionisti privi di autonoma organizzazione, seppur dotati di una minima organizzazione consistente nei beni strumentali necessari all’esercizio della propria attività e di occasionali prestazioni di terzi.

L'orientamento prevalente della Suprema Corte tende, quindi, ad escludere l’automatica applicazione del tributo alla sola presenza di beni strumentali e lavoro dipendente: l’imposta non risulta dunque applicabile ove in concreto i mezzi personali e materiali di cui si è avvalso il contribuente costituiscano un mero ausilio della sua attività personale (per tutte le sentenze n. 3672, 3678 depositate il 16/02/2007, sentenza n. 5011 depositata il 5 marzo 2007 e più recentemente sentenza n.15010/2015).

Con particolare riguardo al ricorso al lavoro altrui, è stato affermato che l'esistenza di un dipendente assume rilevanza ai fini dell'applicabilità del tributo solo qualora il lavoro subordinato abbia potenziato l'attività produttiva; si tratta dunque di accertare, caso per caso, se l’apporto del lavoro altrui ecceda l’ausilio minimo indispensabile, secondo l’id quod plerunque accidit, per lo svolgimento di una determinata attività professionale (sentenza n. 1544 deel 27.01.2015), accertamento che compete al giudice di merito e si risolve in una valutazione di natura non soltanto logica, ma anche socio-economica, secondo il comune sentire, del quale proprio il giudice di merito è portatore ed interprete (Cass. n. 26991 del 19.12.2014). 

 

In tale contesto va letta la citata sentenza n. 9451/2016 della Cassazione a Sezioni Unite, che ha sancito l’esclusione da Irap per il professionista che si avvalga, anche non occasionalmente, di un solo dipendente con mere mansioni esecutive di segreteria o generiche.

Si rileva come peraltro già in passato la Cassazione si era espressa nel senso di non ritenere indice di un'autonoma organizzazione la presenza di un mero segretario che apra la porta o risponda al telefono mentre il medico visita il paziente o l'avvocato riceve il cliente (ordinanza n. 26991/2014 e n. 27014/2014 e Cass. Civ. sez.VI, n. 27019 del 19.12.2014). 

 

Si allega la sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 9451 del 10.5.2016