Creditori non più solo spettatori passivi nel concordato

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Il decreto giustizia per la crescita introduce la possibilità per percentuali qualificate di creditori di imprese in concordato (e prima che abbia luogo la votazione) di farsi parte attiva nella elaborazione di soluzioni concordatarie alternative che vengono quindi messe a raffronto con quella presentata dal debitore e offerte al ceto creditorio come ulteriori opzioni sulle quali operare la scelta finora in definitiva ristretta tra l’accettazione  della domanda e gli effetti del fallimento.

 

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Con il D.L. n. 83/2015,  l’esecutivo è intervenuto innovando significativamente più settori; il decreto giustizia per la crescita introduce nuove disposizioni in materia di procedure esecutive e detta nuove modalità di esecuzione delle vendite giudiziarie dei beni (sia mobili che immobili), contempla l’introduzione del nuovo strumento telematico del portale delle vendite pubbliche nel quale troverà unitaria collocazione la pubblicità di ogni tipo di vendita nell’ambito giudiziario, ed infine introduce novità relative a più istituti della legge fallimentare tra i quali il concordato preventivo.

Le procedure di concordato preventivo hanno visto, fatto ormai pacifico e sperimentato ormai da tutti gli operatori economici, una diffusione che ne ha fatto parlare in termini di “boom” del fenomeno. La disposizione in commento dà luogo al nuovo art. 163 l.f., il cui titolo si arricchisce della seconda parte divenendo “ammissione alla procedura e proposte concorrenti”. Viene cioè introdotta la possibilità di avere a disposizione, oltre che la proposta elaborata dal debitore, anche la o le “proposte concorrenti”. Si tratta di una possibilità appannaggio dei creditori, e qui appunto il ruolo attivo di chi si è trovato sinora a poter soltanto scegliere tra soluzione concordataria o liquidazione fallimentare, di elaborare essi stessi i termini di una soluzione, sempre di tipo concordatario, che si presenterà concorrente e cioè alternativa rispetto a quanto prospettato dall’imprenditore in crisi. Come si comprende, la novità costituisce misura anche per arginare fenomeni di tipo abusivo nel ricorso al concordato da parte di imprese in crisi  potendoci aspettare una sorta di maggiore responsabilizzazione da parte dell’impresa stessa nella fase di redazione della proposta e formulazione del piano in ragione della astratta possibilità di vedere la propria soluzione raffrontata e quindi scartata da altra preferibile. In effetti, che lo spirito della novità è da ricollegare a quanto appena detto, lo si ricava anche dalla previsione che la proposta concorrente è ammissibile soltanto in relazione a concordati nei quali il debitore ha assicurato al chirografo una percentuale inferiore al 40%, limite al quale l’impresa in crisi dovrebbe dunque cercare di tendere per affrancarsi rispetto a possibili “interferenze” dei creditori. 

Il nuovo art. 163 attribuisce la facoltà di presentare la proposta concorrente a tanti creditori che rappresentino almeno il 10% dei debiti esposti nella situazione patrimoniale depositata dal debitore. Tra le disposizioni volte a rendere concreta la eventualità della presentazione della proposta concorrente, si segnala che la predetta dimensione minima dei crediti può essere raggiunta oltre che a seguito di iniziativa congiunta di più creditori (ottenendo così il cumulo dei rispettivi crediti), anche per effetto di acquisizione dei crediti successive al deposito della domanda da parte dell’impresa in crisi. Nella stessa direzione possono leggersi le semplificazioni sulla proposta concorrente con riguardo alla attestazione (che potrebbe anche non essere presentata se la proposta concorrente non contiene aspetti rimasti non coperti dalla verifica a cura del Commissario Giudiziale) e la esplicita previsione dell’obbligo facente carico allo stesso  C. G. di assecondare le richieste di informativa da parte dei creditori funzionali alla elaborazione della proposta concorrente.

Per la maturazione delle decisione dei creditori, non più posti di fronte  al dilemma concordato o fallimento, ma chiamati a votare questa volta scegliendo anche tra più proposte concordatarie (quella dell’impresa debitrice e quella o quelle concorrenti di creditori), il C.G. offrirà una integrazione della propria relazione ex art. 172 l.f. contenente la rappresentazione della o delle proposte concorrenti ed una comparazione tra di esse, sottoposte al voto. 

 

 

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