Patent box: un argine alla delocalizzazione dei redditi dei beni immateriali 

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La Legge di Stabilità 2015 introduce la patent box, un regime fiscale di favore che mira ad agevolare le attività di sfruttamento di brevetti e altri beni immateriali attraverso l'esenzione parziale dei redditi derivanti dalla concessione in uso o dalla utilizzazione diretta degli stessi.

 

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Come è noto molti paesi in Europa prevedono regimi fiscali di favore per i redditi derivanti dallo sfruttamento di beni immateriali, quali brevetti e marchi. Tale circostanza ha originato un fenomeno tipico di pianificazione fiscale diretto alla delocalizzazione di tali flussi di reddito verso tali paesi. Con la norma in oggetto si intente contrastare tale fenomeno ed agevolare lo sviluppo della ricerca nel nostro paese. 

Premesso che l’applicazione della norma interna è subordinata all’emanazione del relativo decreto di attuazione, di seguito si riassumono i tratti salienti della nuova disciplina. 

Il nuovo regime è riservato ai titolari di reddito d'impresa, alle società e agli enti di ogni tipo, (compresi i trust residenti in Paesi con i quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo). Inoltre, tra le condizioni per rientrare nel regime di tassazione agevolata, è prevista lo svolgimento, anche attraverso enti esterni di ricerca, di attività di ricerca e di sviluppo finalizzate alla realizzazione dei brevetti o di altri beni immateriali oggetto della agevolazione.

Il regime di tassazione agevolata, cd patent box, è subordinato all’esercizio di una opzione irrevocabile per cinque anni. La misura dell’agevolazione sarà, a regime, ovvero a partire dal 2017, pari ad un abbattimento del 50% delle imposte IRES e IRAP. E’ previsto un regime transitorio per gli anni 2015 e 2016 con abbattimenti di imposta, rispettivamente, del 30% e del 40%. 

In particolare l’agevolazione si applica ai redditi derivanti dall’utilizzo diretto o dalla concessione in uso dei seguenti beni immateriali:

• opere dell’ingegno

• brevetti industriali

• marchi di impresa funzionalmente equiparabili ai brevetti, ovvero quelli che richiedono il sostenimento di spese per attività di ricerca e sviluppo.

Sono quindi esclusi i marchi commerciali, il know how e altri beni immateriali giuridicamente tutelabili.

In caso di utilizzo diretto o nel caso in cui i redditi derivanti dalla concessione in uso di marchi e brevetti, siano stati realizzati nell’ambito di operazioni all’interno del medesimo gruppo societario il reddito da detassare deve essere determinato attivando una procedura di ruling, ai sensi dell’art. 8 del DL 269/2003, cioè una forma particolare di interpello con l’Agenzia delle Entrate.  Il reddito agevolabile sarà poi individuato in base al rapporto tra i costi di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento e lo sviluppo dell’attività e i costi sostenuti per produrre il bene, rapporto da determinarsi tramite apposito decreto ministeriale. In tale decreto saranno inoltre individuate le tipologie di marchi rientranti nel regime di tassazione agevolata. 

Specifica esenzione è prevista anche per le plusvalenze da cessione relative agli stessi beni immateriali: tali plusvalenze vengono integralmente detassate a condizione che, entro il secondo periodo di imposta successivo alla cessione, almeno il 90% del corrispettivo venga reinvestito nella manutenzione e sviluppo di ulteriori intangibles agevolabili.

 

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