Scissione negativa e gli orientamenti della cassazione

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La Cassazione, con la sentenza n. 26043 del 20 novembre 2013, ha esaminato il caso della cd scissione negativa fissando le condizioni in presenza delle quali l’operazione deve ritenersi legittima.

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La scissione negativa è l’operazione caratterizzata dal fatto che il patrimonio netto oggetto di trasferimento dalla scissa alla beneficiaria ha un saldo contabile negativo ovvero il valore contabile delle passività è maggiore del valore contabile delle attività. 

In siffatta situazione è possibile che il valore “reale” del patrimonio netto oggetto di trasferimento sia positivo; ciò può accadere quanto esistono elementi dell’attivo patrimoniale il cui valore contabile è più basso del corrispondente valore di mercato. In altri casi, pur in presenza di differenze positive tra valori contabili e valori di mercato, è possibile che il valore “reale” del patrimonio netto resti negativo laddove dette differenze non sono sufficienti e coprire lo sbilancio rispetto alle passività oggetto di trasferimento dalla scissa alla beneficiaria. 

La Cassazione, con la citata sentenza n. 26043/2013, ha confermato che quando sia il valore contabile del patrimonio scisso sia il suo valore “reale” sono negativi, l’operazione di scissione non è consentita poiché non potrebbe sussistere alcun valore di concambio e quindi nessuna attribuzione di partecipazioni ai soci della società scissa.

Secondo i Giudici della Cassazione, quindi, con una scissione contabilmente e “realmente” negativa si realizza uno scopo diverso da quello a cui la scissione dovrebbe essere preordinata. Infatti siffatta scissione potrebbe celare lo stato di decozione della società scissa la quale beneficerebbe di una riduzione del proprio passivo e di contro non consentirebbe alla beneficiaria alcuna attribuzione di valori economici effettivi.

Di contro la legittimità della scissione contabilmente negativa, ma “realmente” positiva (ossia, con patrimonio netto positivo espresso a valori correnti), è pacifica tant’è che il Documento OIC 4, par. 4.3.3, ammette espressamente la scissione in cui il valore contabile del patrimonio netto trasferito alla beneficiaria è negativo, se tuttavia il valore economico è positivo, aggiungendo che occorre però che la scissione abbia per beneficiaria una società già esistente. Secondo questa impostazione, si veda in proposito l’orientamento L.E.1. del Notariato del Triveneto, la beneficiaria esistente dovrà quindi avere capitale sociale e riserve sufficienti ad assorbire il patrimonio netto negativo oppure rilevare una minusvalenza per tale importo. 

Sul punto inerente la beneficiaria esistente occorre osservare che il Notariato di Milano (Massima n. 72 del 2005) ha formulato una interpretazione più ampia ammettendo anche la beneficiaria di nuova costituzione, purché la differenza fra valore reale e valore contabile del patrimonio scisso – rappresentata dal disavanzo di concambio – venga supportata da apposita relazione giurata di stima ex articoli 2343 (per le Spa) o 2365 (per le Srl), Cod. Civ.. 

Da ultimo occorre osservare che la Cassazione da ultimo citata evidenzia anche che una volta che l’atto di scissione è stato iscritto al registro delle imprese, pur se la scissione “realmente” negativa non sarebbe di per sé ammissibile, si producono gli effetti previsti dall’articolo 2506-quater, comma 3, Cod.civ., con la conseguenza che la solvenza di ciascuna società – scissa e beneficiaria – dovrà essere valutata tenendo conto delle proprie passività e attività post scissione. 

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