Voluntary Disclosure versus Ravvedimento Operoso

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Una delle questioni preliminari che in molti casi occorre affrontare nell’analisi di convenienza della voluntary disclosure è quella relativa al raffronto con l’istituto deflattivo del ravvedimento operoso nella nuova versione introdotta dalla Legge di Stabilità 2015, con decorrenza dal 1° gennaio 2015.

 

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Di seguito si vuol mettere in evidenza alcune delle differenze principali tra l’istituto delle voluntary disclosure e quello del ravvedimento operoso di cui all’art. 13, co. 1, del D.Lgs. n. 472/1997 al fine di individuare le variabili che possono spostare la scelta verso l’una o l’altra soluzione o la combinazione delle due. 

In primo luogo occorre rilevare che una prima importante differenza attiene alle cause di inammissibilità. 

Il ravvedimento operoso è precluso infatti in caso di omessa dichiarazione e di notifica degli atti di liquidazione e accertamento (comprese le comunicazioni di controllo ex artt. 36-bis e 36-ter, DPR n. 600/73 e 54-bis, DPR n. 633/72), ma è ammesso qualora la violazione sia già stata constatata e comunque siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali il contribuente o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza (notifica di pvc)Per contro, l’accesso alla voluntary disclosure è ammesso anche in caso di mancata presentazione delle dichiarazioni ed è invece precluso quando l’autore della violazione (o un soggetto solidalmente obbligato) abbia avuto formale conoscenza dell’inizio di accessi, ispezioni o verifiche ovvero dell’inizio di un’attività di accertamento amministrativo (incluso pvc con esito positivo), ovvero ancora della propria condizione di indagato o imputato in un procedimento penale per la violazione delle norme tributarie. L’Agenzia delle Entrate ha tuttavia chiarito che, ricorrendo tali circostanze, detta preclusione opera esclusivamente con rifermento alle annualità e ai tributi interessati agli accertamenti o verifiche. 

Quanto agli anni interessati alla regolarizzazione con il ravvedimento si può scegliere quali e quante violazioni sanare, mentre la voluntary deve riguardare tutte le violazioni con riferimento alle quali sono sempre aperti i termini per l’accertamento.

Sotto il profilo sanzionatorio il ravvedimento operoso risulta in linea generale più oneroso:  per esempio in caso di ravvedimento la riduzione delle sanzioni su RW (variabile in base alla tardività della regolarizzazione) varia da 1/7 sino ad massimo di un 1/5 della sanzione minima (contro un 1/6 della voluntary). Oltre a ciò ad oggi il ravvedimento operoso non offre specifiche coperture in materia penale; sul punto occorre segnalare tuttavia che lo schema di D Lgs “sulla certezza del diritto nei rapporti tra il fisco e il contribuente” approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 24.12.2014 in attuazione della delega fiscale ed ora al vaglio delle commissioni parlamentari, ancora all’esame del Parlamento, contiene la proposta “ampliare gli effetti prodotti dal versamento spontaneo delle imposte se la violazione costituisce illecito tributario, prevedendo che a ciò segua la completa estinzione di alcune fattispecie criminose in luogo dell’attuale riduzione di un terzo della pena, mentre per i redditi non denunciati in paesi esteri sarà possibile beneficiare di forti riduzioni delle sanzioni”.

Un’altra differenza tra i due istituti che può rivelarsi particolarmente rilevante in certi casi è la possibilità di scomputare i crediti per le imposte pagate all’estero. In effetti ai fini della procedura di Voluntary disclosure (fatto salva la possibilità di nuove aperture da parte dell’Agenzia delle Entrate) detto scomputo non è possibile posto che l’art. 165, Tuir, non ammette la detrazione in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione nella stessa del reddito estero.

Altra differenza riguarda il fatto che il ravvedimento operoso non ammetta la possibilità di frazionamento dell’imposta  mentre nella voluntary il pagamento è rateizzato in tre rate mensili

Da ultimo, occorre segnalare che, in caso di attività detenute in Paesi black list che hanno siglato con l’Italia un accordo per lo scambio delle informazioni il ravvedimento operoso potrebbe essere meno conveniente in quanto potrebbe restare in vigore il raddoppio dei termini di accertamento e il raddoppio delle sanzioni, che invece non opera nella voluntary. E’ noto infatti che gli accordi con tali paesi hanno effetto, al momento, solo ai fini della voluntary disclosure mentre non implicano l’automatica uscita dalla black list per la quale occorre un apposito provvedimento. 

In sintesi il ravvedimento dovrà essere valutato quale alternativa nei seguenti casi: 

- in caso di dichiarazione presentata nei termini; 

- in caso di investimenti in paesi non black list; 

- quando non sono stati commessi reati fiscali; 

- qualora si intenda regolarizzare solo alcune delle violazioni commesse;

- se vi è da recuperare un credito di imposta relativo a redditi assoggettati a tassazione ordinaria (per es. redditi da lavoro o canoni di locazione).

Occorre infine rilevare che i due istituti oltre ad essere utilizzati alternativamente possono anche essere variamente combinati fra loro: come chiarito dalla C.M. n. 10/E/2015, infatti, le cause ostative alla voluntary possono essere rimosse anche tramite ravvedimento, rendendo dunque possibile la successiva istanza di collaborazione volontaria. 

Inoltre per gli anni a partire dal 2012, con il ravvedimento operoso è possibile sanare l’omesso versamento dell’IVIE e dell’IVAFE la cui regolarizzazione non rientra nell’ambito oggettivo della voluntary.

 

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