Ridisegnata la mappa dei Paesi Black List

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A seguito di recenti interventi normativi interni e della stipula di nuovi protocolli internazionali è in corso di radicale mutamento la mappa dei Paesi considerati a fiscalità privilegiata. 

 

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Gli elenchi Black List, come è noto, sono delle liste di paesi, aggiornate ogni anno dal Ministero dell’Economia e dall’Agenzia delle Entrate, per i quali vige l’obbligo di monitoraggio di tutte le attività economiche intercorse al fine di contrastare il fenomeno delle frodi fiscali internazionali e nazionali.

Si ricorda che in tema di Black list gli Stati e i territori aventi un regime fiscale privilegiato sono individuati in separate liste con i seguenti provvedimenti:

 

- DM 4 maggio 1999 in G.U. n. 107 del 10 maggio 1999, rilevante ai fini della presunzione di residenza in Italia per le persone fisiche cancellate dalle anagrafi della popolazione residente ai sensi dell’art. 2, comma 2bis Tuir;

- DM 21 novembre 2001 in G.U. n. 273 del 23 novembre 2001, rilevante ai fini della identificazione delle cosiddette Cfc “Controlled foreign companies” ai sensi dell’art. 167, comma 4 Tuir;

- DM 23 gennaio 2002 in G.U. n.29 del 4 febbraio 2002 rilevante ai fini dell’applicazione della normativa sulla indeducibilità componenti negativi di reddito ex art. 110 c. 10 Tuir.

La legge di stabilità 2015 n. 140/2014, intervenendo sugli artt. 167 e 110 del Tuir, ha modificato i criteri per l’individuazione dei Paesi black list sia ai fini dell’applicazione della disciplina sulle “Controlled foreign companies” (Cfc) che ai fini dell’indeducibilità dei costi. 

Ai sensi dell’art. 167 Tuir (CFC) prima della modifica in commento (ed in mancanza della white list di cui all’art. 168bis Tuir) i Paesi black list erano individuati con riferimento al livello di tassazione adottato ed all’assenza di un adeguato scambio di informazioni; ora, a seguito delle  modifiche introdotte con la Legge di stabilità 2015, la soglia del minor livello di tassazione, rispetto a quello italiano, è passata dal 30% al 50%. Ne consegue che Paesi quali Singapore, Filippine e Malesia non saranno più inclusi nella black list di cui al D.M. 21 novembre 2001, poiché presentano un’aliquota dell’imposta sui redditi pari almeno al 50% dell’aliquota italiana (Ires+Irap). 

Di contro, ai fini della indeducibilità dei costi, la Legge di stabilità 2015, attraverso la modifica dell’art. 110 Tuir, individua i paradisi fiscali solo con riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni con lo Stato italiano, senza attribuire più alcun rilievo al livello di tassazione effettuato in tali territori;  in sostanza andranno esclusi dalla black list tutti i Paesi o territori che, pur presentando un livello di tassazione “non congruo”, si dimostrano “collaborativi” quali Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Filippine, Isole Mauritius, Singapore  e Hong Kong. 

Occorre segnalare che l’operatività delle modifiche agli art. 110 e 167 Tuir sopra descritte non è automatica; ed infatti, seppure la Legge di Stabilità ne preveda l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2015, occorrerà tuttavia attendere l’emanazione del provvedimento attuativo con cui dovranno essere aggiornati gli elenchi DM 21 novembre 2001 e Dm del 23 gennaio 2002.

Preme, inoltre, dar conto dei recenti accordi per lo scambio di informazioni firmati dal Governo italiano con i seguenti Paesi Black list: San Marino e Lussemburgo nel corso del 2014, Svizzera, Liechtenstein e il Principato di Monaco nei primi mesi del 2015.

A seguito di tali accordi, San Marino e Lussemburgo sono stati già esclusi dalla black list ex art. 110 Tuir ad opera del DM 12.02.2014 in GU 24 febbraio 2014 (San Marino) e del DM 16.12.2014 in GU 23 dicembre 2014 (Lussemburgo). 

Per quanto riguarda invece Svizzera, Liechtenstein e Principato di Monaco la firma del protocollo per la modifica dell’articolo della convenzione in tema di scambio di informazioni (adeguato al modello OCSE), ad oggi ha valenza esclusivamente ai fini della voluntary disclosure. L’uscita dalla black list per tali Paesi avverrà infatti solo a seguito di ratifica di tali accordi da parte dei rispettivi Parlamenti.

Per ultimo occorre, infine, soffermarsi a esaminare le conseguenze delle modifiche sopra illustrate circa gli obblighi comunicativi a carico degli operatori commerciali che intrattengono rapporti con un paese che rientra nella lista paesi dei paradisi fiscali. 

Com’è noto, ai sensi dell’art. 1, comma 1 D.L. 25.3.2010, n. 40, tali soggetti sono tenuti a comunicare in via telematica all'Agenzia delle Entrate, le operazioni IVA che superano una certa soglia fissata dalla legge (ora € 10.000 a seguito modifiche introdotte dal Decreto semplificazioni fiscali D. Lgs 175/2014), utilizzando il cosiddetto modello polivalente. 

Ai fini di tale adempimento, per verificare se un paese rientra o no nella lista paesi Black list, occorre considerare congiuntamente tutte le liste emanate dai singoli decreti attuativi ex art. 2, 110 e 167 Tuir . In altre parole, l'elenco Paesi Black List completo è dato dall'insieme delle liste e a prescindere dalla condizione soggettiva dell’operatore economico; pertanto, è sufficiente che l’operatore economico abbia sede, residenza o domicilio in un Paese contemplato da una sola delle suddette liste e indipendentemente dalla natura giuridica e dall’attività svolta da tale operatore, vige l’obbligo di Comunicazione delle Operazioni Black List.

Conseguentemente, l’uscita dalla lista di cui al DM 23.01.2002 di Singapore, ad esempio, comporterà l’esclusione dagli adempimenti di cui all’art. 110, comma 10 Tuir per evitare l’indeducibilità dei costi, mentre rimarranno gli obblighi di comunicazione mediante il modello polivalente.  

Si allega alla presente l’elenco dei Paesi a fiscalità privilegiata che tiene conto delle modifiche sopra esposte.