Decreto Milleproghe: proroga al 2015 del regime minimi 5%

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Con gli ultimi emendamenti al Ddl. di conversione del Decreto “Milleproroghe” (DL 31.12.2014 n. 192) approvati dalla Commissione Affari Costituzionali e Bilancio in data 17.2.2015 viene prorogato al 2015 il regime dei minimi introdotto dal DL 98/2011 che, si ricorda, prevede la tassazione con imposta sostitutiva del 5% e che, altrimenti, risultava abrogato, con decorrenza dal 01.01.2015 ad opera della Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014).

 

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Come noto, la Legge di Stabilità 2015, dal 1° gennaio 2015, ha previsto un nuovo regime fiscale per i imprese e professionisti di dimensioni minime, che prevede l’applicazione di un’imposta sostituiva del 15% abrogando i precedenti regimi minori (regime dei minimi e nuove attività produttive), salvo consentire ai soggetti in regime dei minimi già in attività di proseguire in tale regime fino alla naturale scadenza. 

Tale intervento legislativo è stato criticato dalla stampa specializzata e dagli operatori in quanto il nuovo regime forfettario risulterebbe meno conveniente per il professionisti, rispetto al previgente regime dei minimi, dato che prevede una riduzione della soglia di ricavi a 15.000 (da 30.000 del regime dei minimi) oltre ad un aumento dell’imposta sostitutiva dal 5% al 15%. D’altro canto si osserva che il regime introdotto dalla Legge di Stabilità non incontra le limitazioni soggettive ed oggettive previste nel regime del 5% e si presenta quindi di più agevole applicazione.

Il legislatore in sede di conversione del Decreto Milleproroghe del 24.12.2014, ha comunque disposto una proroga del vecchio regime dei minimi “per i soggetti che, avendone i requisiti, decidono di avvalersene, consentendone la relativa scelta nel corso dell’anno 2015”. A seguito di tali modifiche, limitatamente all’anno 2015 sarà consentito scegliere, in presenza delle rispettive condizioni, fra il nuovo regime agevolato ex L. 190/2014 e il previgente regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile ex DL 98/2011; resta confermata l’abrogazione del regime delle nuove iniziative produttive ex L. 388/2000 e del regime degli “ex minimi” ex L 244/2007. 

Seppure ai fini di una corretto raffronto fra i due regimi, occorrerebbe considerare una serie di fattori variabili, tra cui le spese effettivamente sostenute e il coefficiente di redditività applicabile (che dipende dal tipo di attività), un semplice esempio numerico può far apprezzare le differenze tra il regime dei minimi rispetto al nuovo regime forfettario. 

A parità di condizioni, considerando un professionista che inizia l’attività con compensi annui pari a 15.000 euro, con il nuovo regime forfettario (coefficiente di redditività 78%) e tenendo conto della riduzione di 1/3 prevista per i primi tre anni, la tassazione ammonta a 1.170 euro. Applicando il regime dei minimi l’imposta sostitutiva del 5% su 15.000 (senza considerare eventuali costi) è pari invece a 750 euro. Ciò detto sotto il profilo fiscale, ogni valutazione di convenienza fra i due regimi deve tener conto del diverso impatto della contribuzione previdenziale (a seconda dei casi gestione separata Inps, cassa previdenza professionale di appartenenza., ecc..) che può fare la differenza in quanto la base imponibile previdenziale è determinata moltiplicando i ricavi per coefficiente redditività, nel caso di regime forfettario, mentre nel regime minimi è data dalla differenza fra i ricavi e i costi deducibili.

D’altro canto si osserva che, per gli imprenditori gli iscritti alla gestione IVS artigiani e commercianti, il nuovo regime forfettario comporta notevoli agevolazioni sotto il profilo previdenziale in quanto esenta dal versamento dei contributi sul reddito minimale e richiede i versamenti contributivi solo sul reddito quale risultante dell’applicazione dei coefficienti di redditività.