Paesi black list e decreto internazionalizzazione

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È stato di recente approvato il c.d. “decreto internazionalizzazione” - DLgs. 14.9.2015 n. 147 (G.U. 22.9.2015 n. 220) in attuazione dell’art. 12 della L. delega 23/2014 - che interviene a modificare il quadro delle norme interne che regolano alcuni importanti profili nei rapporti internazionali tra imprese indipendenti o appartenenti al medesimo gruppo. 

Tra le varie risulta modificata, in senso meno restrittivo, la disciplina sulla deducibilità dei costi con imprese residenti in Stati o territori a fiscalità privilegiata.  Le disposizioni operano già dal periodo d’imposta 2015.

 

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In tema di deducibilità dei costi black list si è passati da una presunzione di indeducibilità ad una presunzione di deducibilità, seppur  nel limite del valore normale degli stessi (ex art. 9 del TUIR). Di contro,  per i costi che eccedono il valore normale, resta la necessità, ai fini della deducibilità del costo, di provare l’effettivo interesse economico dell’operazione ex art. 110 c. 10 Tuir.

Di conseguenza, dal 2015 in presenza di un componente negativo di spesa proveniente da fornitore residente in un Paese Black list, ivi comprese, in base alle circolari dell’Agenzia delle Entrate 51/2010 e 35/2012, le minusvalenze dei cespiti acquistati da un fornitore black list, gli interessi passivi e le quote di ammortamento, lo stesso risulta deducibile posto che il suo valore non ecceda quello “normale”. 

Per altro verso in caso di superamento del valore normale resta necessario dimostrare, come peraltro avveniva in passato in ogni caso, che l'operazione ha avuto concreta attuazione e che l'acquirente residente ne ha tratto un effettivo interesse economico. E’, quindi, questa l’unica condizione rimasta in quanto l’altra prevista dal previgente art. 110, consistente nella prova dell’esercizio effettivo di un’attività commerciale prevalente da parte del fornitore estero, è stata eliminata. 

Resta invece in vigore l’obbligo di indicare separatamente il costo nel modello UNICO, anche se non superiore al valore normale.

La novità in esame rappresenta una significativa semplificazione delle disposizioni inerenti i rapporti con imprese aventi sede nei paesi black list; tale novità normativa, unitamente alla recente revisione degli elenchi dei paesi a regime fiscale privilegiato (DM 27.4.2015, che ha modificato il DM 23.1.2002 che ha espunto dalla liste importanti paesi quali Singapore, Emirati Arabi Uniti), fa emergere un sostanziale alleggerimento degli adempimenti a carico delle imprese italiane interessate. 

 

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