Ravvedimento operoso ammesso per regolarizzare il PVC

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La Legge di Stabilità 2015 (Legge n. 190 del 23.12.2014 (in GU n. 300, del 29 dicembre 2014), ha ampliato l’ambito di applicazione dell’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13, co. 1, del D.Lgs. n. 472/1997, introducendo la possibilità di regolarizzare omissioni o errori in materia di tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate anche se sono già stati formalizzati in un processo verbale di constatazione.

 

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Dal 1° gennaio 2015 e per i soli tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate, è possibile utilizzare il ravvedimento anche qualora la violazione sia già stata constatata e comunque siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali il contribuente o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza. Il ravvedimento resta precluso nella sola ipotesi di notifica degli atti di liquidazione e accertamento nonché delle comunicazioni a seguito dei controlli ex artt. 36-bis e 36-ter, DPR n. 600/73 e 54-bis, DPR n. 633/72.

E’ quindi possibile ricorrere al ravvedimento operoso nel caso di una verifica da parte di funzionari dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza, che, a seguito delle irregolarità riscontrate, emettono apposito processo verbale di constatazione che viene poi inoltrato all’Agenzia delle Entrate per l’avvio del procedimento accertativo. 

Inoltre, con decorrenza dal 1° gennaio 2016 l’istituto dell’adesione al p.v.c. è soppresso (comma 637, lettera c), punti 1, 2 e 3, dell’art.1 della legge n.190 del 2014).

Fino al 31 dicembre 2015, in caso di P.vc., il contribuente poteva:

• aderire al processo verbale di constatazione, ai sensi dell’art. 5-bis del D.Lgs n. 218/1997, beneficiando della riduzione delle sanzioni nella misura pari a 1/6 del minimo;

• l'adesione doveva essere prestata entro i 30 giorni successivi alla data della consegna del verbale medesimo, mediante apposita comunicazione, dando così origine ad un procedimento che si concludeva con la successiva notifica dell'atto di definizione dell'accertamento parziale.

Ora trova applicazione l’istituto del ravvedimento di cui al comma 1, lett. b-quater dell’art. 13 che, tuttavia, presenta delle differenze sostanziali rispetto al precedente Istituto.

• l’adesione al p.v.c. doveva essere effettuata sull’intero contenuto del processo verbale; viceversa ora il ravvedimento può essere fatto anche solo con riferimento a alcune delle violazioni inserite nel p.v.c., ferma restando, per la rimanente parte del verbale, la possibilità di ricorrere ad altri istituti quali: l’acquiescenza, la presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, ovvero il ricorso in Commissione Tributaria;

• l’adesione al p.v.c. permetteva  una riduzione sanzionatoria più consistente pari ad 1/6 del minimo edittale,  rispetto a quella prevista con il ravvedimento ex lett. b-quater pari a 1/5 del minimo edittale;

• l’adesione al p.v.c. comportava la formalizzazione di un atto per il quale si rendevano applicabili le regole previste dall’art. 8 del D.Lgs n. 218/1997, tra cui la possibilità di rateizzare l’importo dovuto, con applicazione degli interessi al tasso legale per le rate successive alla prima;  tale possibilità non è più consentita in caso di ricorso al ravvedimento operoso;

• l’adesione al p.v.c. consentiva di accedere al cumulo giuridico (ovvero l’irrogazione di una sanzione unica rapportata alla violazione più grave prevista per ciascun tributo, aumentata del 25%), al posto del cumulo materiale (somma delle singole sanzioni) se più favorevole per il contribuente; nel caso del ravvedimento, invece, deve essere regolarizzata ogni violazione commessa con  il versamento quindi di una sanzione per ciascun  adempimento omesso o irregolare.

La Circolare n. 6/E del 19/02/2015 dell’Agenzia delle Entrate ha inoltre precisato che, in caso di ricorso al ravvedimento a seguito di P.v.c., sarà onere del contribuente comunicare all’ufficio accertatore i rilievi che si intende regolarizzare con tale istituto.

In ogni caso, si segnala, che il ricorso al ravvedimento è precluso in caso di constatazione di una serie di violazioni ritenute più gravi, quali:

- mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto ovvero emissione di tali documenti per importi inferiori a quelli reali; la sanzione prevista è  pari al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato;

- omesse annotazioni sull’apposito registro dei corrispettivi previsto in caso di mancato o irregolare funzionamento degli apparecchi misuratori fiscali (il cd. “registro di emergenza”); anche in questo caso è prevista una sanzione pari al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato;

- mancata tempestiva richiesta di intervento per la manutenzione del misuratore fiscale, punita, se non constano omesse annotazioni, con sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000;

- omessa installazione degli apparecchi per l'emissione dello scontrino fiscale, punita con sanzione amministrativa da euro 1.000 a euro 4.000.

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