Più mercato nelle vendite degli assets nei concordati

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Il decreto giustizia che riforma la disciplina del concordato preventivo, con l’introduzione del nuovo istituto delle offerte concorrenti di cui al nuovo art. 163 bis L.F. e l’adozione nei concordati di tipo liquidatorio della pubblicità attraverso il portale delle vendite giudiziarie ai sensi del nuovo art. 182 L.F., conferma la linea che persegue obiettivi di efficientamento nella gestione delle procedure grazie a meccanismi ispirati alla concorrenza ed apre ad alternative, rispetto a quanto eventualmente  predisposto dall’impresa in crisi, sulle soluzioni relative al  realizzo dell’azienda  o di specifici beni per i quali la proposta del debitore prospetta già sia la destinazione finale che la correlata misura di prezzo.

 

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Nel Decreto Giustizia, D.L. n. 83/2015, può vedersi il filo conduttore seguito dal Governo nella elaborazione di novità volto ad assicurare una maggiore efficacia delle gestioni delle procedure (vendite giudiziarie e procedure concorsuali) introducendo meccanismi concorrenziali; in particolare, e non poteva essere diversamente trattandosi di gestioni incentrate nel realizzo di beni del debitore destinati a tradursi in mezzi liquidi per il pagamento del passivo, si ha riguardo alla sollecitazione delle più convenienti possibilità di realizzo che il mercato può esprimere favorendo la concorrenza dal lato dei potenziali acquirenti. 

In tale direzione va l’implementazione del portale delle vendite pubbliche (art. 490 c.p.c. in tema di vendite giudiziarie), la modifica dell’art. 182 L.F. in materia di concordati liquidatori  che prevede l’adozione della pubblicità a norma del predetto nuovo art. 490 primo comma c.p.c. nonchè l’introduzione del nuovo istituto delle offerte concorrenti, termine che dà il titolo al nuovo art. 163 bis L.F. (in materia di concordato preventivo). 

Si rileva subito che il nuovo istituto delle “offerte concorrenti” ha in comune con quello delle “proposte concorrenti” di cui al nuovo art. 163 L.F.  (vedi news n. 17/2015), oltre che il termine per l’appunto “concorrente”, l’obiettivo di contrastare eventuali abusi da parte dell’impresa che ricorre al concordato la quale  potrebbe ricercare di conseguire propri vantaggi sfruttando le prerogative – in tema di competenza per la elaborazione della proposta ed anche per la prospettazione di “pacchetti di vendite” già preconfezionati - che la previgente disciplina dava al debitore in crisi che presenta la proposta e il piano di concordato. 

Nei casi in cui la proposta di concordato contempli la vendita dell’azienda (o di rami d’azienda) oppure anche di determinati beni a favore di un individuato soggetto e a determinate condizioni, verrà fatto obbligo al Commissario Giudiziale di valutare la congruità della soluzione e, in definitiva, la rispondenza della vendita prospettata nella proposta alla migliore tutela degli interessi dei creditori;  ove non ravvisi detta rispondenza, il C.G. darà impulso ad un procedimento di tipo competitivo per la selezione di una alternativa più conveniente, procedimento che viene poi attivato e delineato nelle sue modalità concrete dal Tribunale. La nuova disciplina prevede che l’eventuale selezione di una vendita in termini più convenienti debba concludersi ancora prima della adunanza dei creditori per il voto della proposta così che, in caso di esito positivo della sollecitazione del mercato attivata dal Tribunale, la proposta di concordato (ed il piano) sarà modificata recependo i termini della vendita così selezionata e su tale proposta i creditori saranno chiamati ad esprimere il voto di approvazione. Chiunque, quindi, potrà sottoporre all’attenzione del C.G. oltre che proprie manifestazioni di interesse o addirittura offerte, elementi utili per i riscontri del caso che potrebbero portare ad un concreto vantaggio, oltre che per i creditori beneficiati da più consistenti entrate, anche per le imprese potenzialmente interessate a prendere parte a procedimenti competitivi per l’acquisizione di aziende ed assets.

Deve dirsi che la nuova disciplina sulle offerte concorrenti trova applicazione  quando la vendita prospettata nella proposta di concordato ha il carattere di definitività in termini di individuazione dell’asset oggetto del realizzo “preconfezionato”,  di identificazione dell’acquirente e di quantificazione del prezzo. 

Per contro non sembrerebbe costituire presupposto per l’applicazione di tale disciplina il caso della proposta di concordato che si limiti alla allegazione di un impegno unilaterale di un potenziale acquirente di un bene senza far assurgere la vendita in questione a vero e proprio termine definitivo  della proposta e del piano rilegando invece la produzione dell’offerta di acquisto (che resta quindi non impegnativa per il concordato), a strumento di riscontro delle effettive possibilità di realizzo di singoli elementi dell’attivo. 

Il  Decreto Giustizia, infine (combinato disposto del nuovo art. 182 L.F. che richiama il novellato art. 490 c.p.c.), sempre guardando al nuovo scenario nelle attività di realizzo degli assets dell’impresa in concordato, prevede che  se la proposta si sostanzia nella mera cessione dei beni ai creditori, senza articolare nessuna specifica vendita (o come sopra ipotizzato mettendo a disposizione una mera opzione non vincolante), trovi applicazione il meccanismo della nuova pubblicità delle vendite giudiziarie attraverso il portale del Ministero della Giustizia, strumento sul quale la riforma punta molto per la cd. apertura al mercato. 

 

 

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