Voluntary Disclosure: valutazione preventiva senza rischi 

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Il Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) nelle risposte pubblicate sul proprio sito in data 23.01.2015 ha fornito un utile chiarimento circa gli obblighi antiriciclaggio per i professionisti chiamati ad assistere i propri clienti nell’ambito della procedura di Voluntary Disclosure. Nello specifico il Ministero ha chiarito che non sussistono gli obblighi di segnalazione antiriciclaggio nell’ipotesi in cui la consulenza del professionista sia limitata a valutare gli effetti dell’adesione alla procedura di voluntary disclosure. 

 

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La questione affrontata dal MEF concerne il delicato profilo degli adempimenti antiriciclaggio da parte di commercialisti, notai, avvocati, banche coinvolti nelle operazioni effettuate dai contribuenti che decidono di avvalersi della loro consulenza per la procedura di voluntary disclosure.

Con nota del 9 gennaio 2015, il Ministero dell’Economia e delle finanze aveva già precisato come, anche in sede di collaborazione volontaria, restano valide le sanzioni e i presidi previsti dal DLgs. 231/2007, in materia di contrasto del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo, che pone in capo ai professionisti specifici obblighi di collaborazione strumentali alla prevenzione dei fenomeni di circuitazione di capitali di provenienza illecita. 

Anche rispetto alle attività volontariamente dichiarate al Fisco, resta pertanto immutato, innanzitutto, l’obbligo di attivare le procedure di adeguata verifica della clientela, incluso l’obbligo di identificazione del titolare effettivo e l’applicazione di misure rafforzate di adeguata verifica della clientela, nel caso di elevato rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Allo stesso modo restano fermi gli obblighi di registrazione e di segnalazione di eventuali operazioni sospette, secondo quanto previsto dal DLgs. 231/2007; in particolare, l’art. 41 del D.Lgs. n. 231/2007 in materia di antiriciclaggio impone di inviare all’Unità di informazione finanziaria (Uif), presso Banca d’Italia, una segnalazione di operazione sospetta (s.o.s.) “quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”.

Ci si chiesti pertanto se l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta fosse escluso (in virtù dell’esonero di cui all’art. 12 comma 2 del DLgs. 231/2007) nei casi in cui un professionista consigli al proprio assistito di non accedere alla procedura di collaborazione volontaria, di cui alla L. 186/2014 per l’emersione e il rientro di capitali detenuti all’estero e nel caso in cui l’assistito decida autonomamente di non accedere alla procedura di voluntary. 

Con risposta del 23.01.2015 il MEF ha precisato che l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette non si applica nell’esame della posizione giuridica del cliente in relazione a un procedimento giudiziario, compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento; l’esonero di cui all’art. 12 comma 2 del DLgs. 231/2007 dunque, non si estende quindi a tutti i casi di consulenza ma solo a quelli collegati a procedimenti giudiziari. 

Per contro, gli obblighi antiriciclaggio si applicano a partire dal momento in cui si concretizza, con il conferimento dell’incarico al professionista, il rapporto tra quest’ultimo e il cliente definito dall’art. 1 comma 2 lett. e) del DLgs. 231/2007 come il soggetto al quale “….i destinatari indicati agli articolo 12 e 13 rendono una prestazione professionale a seguito del conferimento di un incarico”. 

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