In Gazzetta i nuovi elenchi Black list

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Ecco pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (DM del 27.4.2015 e del 30 marzo 2015 in GU 11.05.2015), con cui si dà attuazione alle disposizioni della Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014) in materia black list degli Stati o territori a fiscalità privilegiata. 

 

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Prima di descrivere i summenzionati decreti occorre subito rilevare che la normativa black list è destinata a subire ulteriori interventi ad opera dello schema di DLgs. di riforma della fiscalità internazionale, approvato in via preliminare dal Governo il 21.4.2015 e attualmente all’esame del Parlamento. Quest’ultimo prevede che le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni effettivamente eseguite con fornitori black list potranno essere dedotti nei limiti del valore normale. Per dedurre di più rispetto al valore normale, il contribuente italiano dovrà dimostrare l’effettivo interesse economico all’operazione con la controparte straniera.

Secondo quanto esposto nella nostra news n. 10-2015, la legge di stabilità 2015 n. 140/2014, intervenendo sugli artt. 167 e 110 del Tuir, ha modificato i criteri per l’individuazione dei Paesi black list rispettivamente ai fini dell’applicazione della disciplina sulle “Controlled foreign companies” (Cfc) e ai fini dell’indeducibilità dei costi, prevedendo, in particolare che per l’individuazione di tali Stati o territori:

- ai fini della Cfc, la soglia del minor livello di tassazione, rispetto a quello italiano, passi dal 30% al 50%.

- ai fini dell’indeducibilità dei costi venga effettuata avendo riguardo al solo parametro dell’assenza di strumenti di scambio di informazioni tra l’Italia e lo Stato o territorio estero

Rispetto al contenuto del DM 23.1.2002 (contenente l’elenco Stati BL ex art. 110 c. 10 Tuir) vengono, quindi, espunti ben 21 Stati o territori che hanno con l’Italia una Convenzione contro le doppie imposizioni o un Accordo per lo scambio di informazioni ai fini fiscali (TIEA) in vigore, come Costa Rica, Emirati Arabi, Filippine, Isole del Canale e Isole Cayman, Malaysia, Mauritius e Singapore. Ne consegue che gli acquisti di beni e servizi da tali Paesi diventano sempre deducibili per le imprese italiane. Il nuovo decreto mantiene la suddivisione presente anche nel DM 23 gennaio 2002, tra paradisi fiscali “puri”, paradisi fiscali con eccezioni e paradisi fiscali limitatamente a determinate tipologie societarie. 

Rimangono nella black list Hong Kong, Liechtenstein e tra i paradisi fiscali “con eccezioni” il Bahrein e il Principato di Monaco (quest’ultimo con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato al di fuori del Principato). 

Un discorso a parte va fatto per la Svizzera. La ratifica non ancora avvenuta dell’accordo sullo scambio di informazioni non consente per ora l’uscita definitiva dalla black list italiana: in particolare la Svizzera scompare dalla lista dei Paradisi fiscali “assoluti” (art. 1 del DM 23.1.2002), ma resta nella lista nera limitatamente alle società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le holding ausiliarie e «di domicilio».

A seguito della pubblicazione in Gazzetta del DM 30 marzo 2015, dall’elenco dei Paesi che fanno scattare la disciplina sulle Controlled foreign companies (Cfc), con tassazione del reddito per trasparenza in capo alla controllante italiana, vengono esclusi Singapore, Malesia e Filippine. 

Non è stata prevista alcuna decorrenza specifica per le nuove norme in commento. Non appare, quindi, chiaro se esse possano valere sin dal periodo d’imposta in corso alla data della loro entrata in vigore (il 2015, o già ai fini dell’indicazione dei costi nei modelli UNICO 2015, riferiti al 2014.

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