IVAFE e imposta di bollo: tributi a confronto in vista della Voluntary disclosure 

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L’art. 9 della Legge n. 161 del 30.10.2014 (Legge Europea 2013-bis)  ha modificato, con effetto già  per l’anno 2014, l'ambito di applicazione dell’Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie possedute all’Estero (IVAFE). Con tale ultimo intervento normativo si è completata la metamorfosi del tributo - in atto dalla data di introduzione del tributo da parte del governo Monti (2012) - attraverso la sostanziale equiparazione dell’IVAFE alla imposta di bollo sulle attività finanziarie interne. Si osserva che l’argomento è di attualità posto che molti contribuenti, nell’ambito dell’adesione alla procedura di “voluntary disclosure”, saranno nel prossimo futuro chiamati a formulare delle scelte di localizzazione delle attività finanziarie oggetto di “disclosure”. 

 

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Con l’entrata in vigore dell’ Ivafe, ai sensi dell’art. 19, commi 18-21, D.L. n. 201/2011, la stessa si applicava ai conti correnti, ai libretti di risparmio e alle altre "attività finanziarie"  detenute all'estero da persone fisiche residenti in Italia. 

Il concetto di "attività finanziarie" era molto esteso. Ed infatti l'Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 28/E del 2 luglio 2012, ha incluso fra le attività finanziarie estere le partecipazioni sociali, le obbligazioni, le azioni e i contratti di natura finanziaria, ma anche metalli preziosi (allo stato grezzo o monetato) e valute estere (in banconote o monete). Inoltre, secondo il prevalente orientamento dottrinale, l'IVAFE si applicava anche sia alle quote di partecipazione in società estere non rappresentate da titoli che agli stessi finanziamenti dei soci. 

La disciplina Ivafe è stata oggetto di modifica, dapprima, con la Legge n. 228/2012 che ne ha differito l’entrata in vigore dal 2011 al 2012 e, successivamente, ad opera della Legge di Stabilità 2014 che ne ha aumentato l’aliquota dal 0,15% al 0,2%. La stessa legge di Stabilità è poi intervenuta per eliminare il minimo dell’imposta di bollo (pari a € 34.20) per i contribuenti persone fisiche che sono quindi ora soggetti solo al tributo proporzionale dello 0,2%. 

Infine la Legge europea 2013 bis, al fine di evitare una procedura d'infrazione da parte dell'UE nei confronti dell'Italia per violazione del principio di libera circolazione dei capitali, ha ristretto l'ambito di applicazione dell’Ivafe ai soli "prodotti finanziari", conti correnti e libretti di risparmio detenuti all'estero da persone fisiche residenti in Italia. 

In sostanza, dal 2014, anche l'IVAFE, come l'imposta di bollo, si applica non più alle "attività finanziarie", definizione questa ampia ed onnicomprensiva, ma ai "prodotti finanziari", intendendosi per essi gli strumenti finanziari ed ogni altra forma di investimento di natura finanziaria.

Risultano, pertanto, esclusi i metalli preziosi (allo stato grezzo o monetato) e le valute estere (in banconote o monete) ed anche le quote di partecipazione in società estere (fuori dalle gestioni patrimoniali) e i relativi finanziamenti dei soci.

E’ oggi in vigore quindi un allineamento oggettivo e in termini incidenza economica dell’IVAFE rispetto all’imposta di bollo per le persone fisiche. Tali tributi, infatti, sono dovuti come segue:

- In misura pari allo 0,2% per le attività finanziarie; 

- In misura pari a zero (esente) per i conti correnti e libretti di risparmio se il valore medio di giacenza annuo risultante dagli estratti conto e dagli stessi libretti (a tal fine occorrendo tenere conto di tutti i conti o libretti detenuti dal contribuente presso il medesimo intermediario) è inferiore a € 5.000; 

- Fissa in misura pari a € 34,20 per i conti correnti e libretti di risparmio se il valore come sopra identificato è uguale o superiore a € 5.000. 

E solo il caso di ricordare che dall’imposta IVIE eventualmente dovuta è possibile, in linea generale,  detrarre, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’ammontare dell’ imposta patrimoniale eventualmente versata nello Stato in cui i prodotti finanziari, i conti correnti e i libretti di risparmio sono detenuti. 

Occorre tuttavia fare attenzione in quanto non spetta alcun credito d’imposta se con il Paese nel quale è detenuta l’attività finanziaria è in vigore una convenzione che prevede l’imposizione esclusiva nel Paese di residenza. In questi casi, per le imposte patrimoniali eventualmente pagate all’estero, può essere solo richiesto il rimborso all’Amministrazione fiscale del Paese in cui le suddette imposte sono state applicate. Il rimborso sarà richiesto invocando, da un lato, la residenza estera e, dall’altro, le disposizioni convenzionali applicabili tra i due paesi interessati. 

 

 

 

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