Un aiuto per la continuità aziendale nel concordato in bianco

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L’art. 22, comma 7 del DL 91/2014 “Decreto competitività” ha eliminato le condizioni di incertezza sulla sorte dei crediti delle imprese terze originati da nuove operazioni nei rapporti con l’impresa in pre-concordato ripristinando così condizioni più favorevoli per una efficace azione dell’impresa in crisi che intende preservare il valore della continuità aziendale. 

 

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Lo strumento del concordato in bianco o con riserva di deposito della proposta e del piano ha visto risolta la situazione non favorevole di incertezza introdotta dal D.L. 145/13  in materia di prededucibilità dei debiti contratti dall’impresa dopo il deposito della domanda.

Deve ricordarsi che lo strumento del concordato con riserva rende possibile per l’impresa in crisi di beneficiare con effetto immediato di una protezione rispetto alle azioni dei creditori per un arco di tempo utilizzabile per elaborare una soluzione  - di norma ma non necessariamente di tipo concordatario – eventualmente consentendo la continuità aziendale. Nella esperienza recente sono state sperimentate e riscontrate le utilità offerte dal concordato in bianco in termini di possibilità di preservare valori aziendali grazie alla continuità aziendale, continuità che viene protetta rispetto ad atti di aggressione da parte di singoli creditori dei beni dell’impresa. Si ricorda poi che, una volta depositata la domanda in bianco, nelle more della elaborazione e formulazione della proposta e del piano, il debitore conserva il potere di gestire l’impresa; fermo restando che in tale attività dovrà evitare di peggiorare le possibilità di recupero per i creditori, l’imprenditore è sottoposto soltanto ad un obbligo di informativa (nei confronti del Tribunale e con pubblicità sul Registro delle Imprese) e soggiace ad un controllo del Tribunale eventualmente esercitato anche con l’ausilio del pre commissario giudiziale se nominato. 

In questo contesto, si è posta la questione della posizione del terzo con il quale l’imprenditore ha validamente contratto una obbligazione nell’ambito della continuità aziendale condotta dopo la domanda in bianco, tema che in origine trovava soluzione a norma dell’art. 33 comma 1 del D.L. 83/2012 che prevedeva la prededucibilità del credito in quanto originato dal compimento di operazioni legalmente compiute dall’impresa in “pre concordato”. La portata della richiamata disposizione veniva però limitata dal D.L. 145/2013  che ha circoscritto la tutela del terzo alla ipotesi in cui l’evoluzione della procedura attivata dall’impresa in crisi veda poi, in effetti, lo scioglimento della riserva con il deposito di proposta e piano e l’ammissione al concordato preventivo senza soluzione di continuità rispetto alla domanda in bianco.  Come risulta evidente, questa novità ha introdotto una situazione di incertezza nei rapporti dei terzi con l’impresa “in pre concordato” che legittimamente ed utilmente preserva la continuità aziendale attraverso il mantenimento della gestione – ciò che importa la concreta possibilità di continuare a contrarre con i terzi - ed ha quindi costituito motivo di difficoltà e di penalizzazione della gestione in questa fase.

L’art. 22 comma 7 del D.L. 91/14, il decreto competitività, ha abrogato la disposizione sopra commentata così restituendo all’istituto del concordato in bianco la originaria efficacia delle iniziative delle imprese in crisi che, ricorrendone le condizioni,  intendono percorrere una soluzione, eventualmente anche concordataria della propria crisi, senza disperdere il valore della continuità aziendale. Si realizza infatti nuovamente un contesto nel quale il terzo fornitore chiamato a contrarre con l’impresa in preconcordato non ha più la remora costituita dalla incertezza in merito al riconoscimento o meno della prededucibilità del proprio credito che sorge dalla fornitura o da altra prestazione resa nelle more dell’ammissione al concordato. Infatti, l’unica condizione che la terza controparte dovrà verificare è che l’atto dal quale nasce il proprio credito sia un atto legalmente compiuto dall’impresa in crisi, diventando irrilevanti le vicende successive, peraltro non agevolmente prevedibili né indagabili da parte del terzo.

 

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