Il FATCA: che cos’è e quali effetti è destinato a produrre anche nel nostro paese

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Il Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA) è una legge statunitense (2010) rivolta alle istituzioni finanziarie straniere (Financial Foreign Institution, FFI) ed agli altri intermediari finanziari che mira a colpire l’evasione fiscale dei cittadini statunitensi e o dei residenti negli Stati Uniti. L’obiettivo del FATCA è, in buona sostanza, quello di imporre la trasparenza delle istituzioni finanziarie di tutto il mondo di fronte all’Internal Revenue Service (IRS, l’agenzia fiscale statunitense).

Italia e Stati Uniti hanno firmato un accordo (gennaio 2014) che, in attuazione del FATCA, prevede uno scambio automatico di informazioni di natura finanziaria su basi di reciprocità. E’ previsto che la normativa sul FACTA entri in vigore in Italia con decorrenza dal 1° luglio 2014.

Nel frattempo l’OCSE ha approvato (febbraio 2014) uno standard in gran parte ispirato alla normativa FACTA ma destinato a produrre effetti assai più estesi considerata la multilateralità dei principi OCSE.

 

 

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Gli intermediari finanziari italiani saranno a breve chiamati ad aderire (1°luglio 2014) alla normativa FACTA anche attraverso la registrazione presso l’Internal Revenue Services. In caso di mancata adesione alla normativa in commento gli stessi soggetti potranno essere sottoposti a restrizioni di varia natura oltre che ad un inasprimento delle condizioni fiscali sui redditi di fonte statunitense.

L’adesione al FACTA, d’altro canto, comporterà tre principali ordini di obblighi. Il primo in termini di identificazione della clientela statunitense; il secondo in termini di reporting periodico con riferimento alla stessa clientela; il terzo in termini di applicazione della cd. ritenuta FACTA del 30% nei confronti dei clienti recalcitrant (clienti di cui non è possibile accertare la cittadinanza o la residenza) e nei confronti degli altri intermediari finanziari che non hanno aderito al FACTA. Alla stessa ritenuta, su tutti i redditi di fonte statunitense, saranno poi soggetti gli intermediari finanziari che decidessero di non aderire alla normativa FACTA.

Un’ulteriore piano di influenza del FACTA, assai più ampio ed esteso, è quello che si prospetta attraverso le decisioni dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Ed infatti  l’OCSE ha rilasciato di recente (febbraio 2014) un Common Reporting Standard per lo scambio di informazioni fiscali tra gli stati che si ispira in larga misura alle norme FACTA. Le procedure previste nel documento OCSE, tuttavia, hanno carattere multilaterale  e prevedono chiaramente che le giurisdizioni aderenti ottengano informazioni sensibili dalle istituzioni finanziarie su tutta la propria clientela con residenza fiscale estera e non solo su quella statunitense.

Le Amministrazioni fiscali degli Stati membri saranno quindi tenute ad acquisire le informazioni dagli intermediari finanziari sulle attività finanziarie dei non residenti ed a scambiarle in modo automatico con quelle degli altri stati e con una cadenza periodica.

A differenza del FACTA lo standard OCSE ad esso ispirato si basa sulla residenza fiscale dei soggetti e non sulla cittadinanza ed inoltre non prevedere soglie minime per lo scambio di informazioni.

Si osserva che non è prevista una data per l’attivazione dello standard OCSE e sarà comunque necessaria una norma interna di recepimento per quanto riguarda la regolamentazione delle procedure a carico degli intermediari.  Tuttavia l’impressione generale che si riceve è quella che vi sia una solida volontà di procedere rapidamente e senza inversioni di marcia.

L’Italia appare particolarmente interessata agli sviluppi del progetto soprattutto nell’attuale contesto nel quale i detentori di attività estere stanno valutando costi e benefici della cd “voluntary disclosure” per l’emersione delle attività non dichiarate. Nella valutazione in commento è evidente come la progressiva “apertura” delle Amministrazioni estere in atto rappresenti un elemento di grande rilevanza.

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