Utili precisazioni in materia di perdite su crediti

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Assonime con circolare n. 18 del del 30 maggio 2014 e l’Agenzia delle Entrate con circolare n. 14/E del 4 giugno 2014, forniscono ulteriori indicazioni utili in merito alle recenti novità normative intervenute in merito alla disciplina delle perdite e delle svalutazioni su crediti di cui al DL 83/2012 e alla recente legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014).

 

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In particolare, Assonime affronta il tema della esistenza degli elementi certi e precisi in grado di giustificare la deducibilità fiscale della perdita, distinguendo due categorie di perdite: quelle derivanti da processi valutativi, rilevate sulla base di elementi comprovanti l’irrecuperabilità, e quelle di tipo realizzativo che scaturiscono dalla perdita della titolarità giuridica del credito per effetto di atti dispositivi.

Secondo Assonime, soltanto con riferimento alle perdite di natura valutativa grava l’onere in capo al contribuente di provare la sussistenza degli elementi certi e precisi di cui all’art. 101 comma 5 del Tuir. Relativamente alle perdite di natura realizzativa, per contro, la sussistenza degli elementi certi e precisi è comprovata dalla stessa operazione di realizzo; in tal caso, tuttalpiù, potrebbe essere necessaria la prova della congruità della perdita, che potrebbe essere un indizio della sua non inerenza (ad esempio quando emerga uno spirito di liberalità nei confronti del debitore o la cessione sia avvenuta a un corrispettivo palesemente non congruo).

La tesi di Assonime, conforme all’orientamento della dottrina maggioritaria, ma avversata in passato dall’Agenzia delle Entrate e dalla Cassazione, trova piena legittimità nelle novità previste dalla Legge di stabilità 2014, che, si ricorda, ha ammesso ex lege la deducibilità delle perdite su crediti iscritte in bilancio nel rispetto dei corretti principi contabili; in tal modo risultano ormai superati gli orientamenti dalla giurisprudenza e della prassi, volti a richiedere sempre la dimostrazione della definitività della perdita su crediti.

In secondo luogo, Assonime solleva la questione se sia possibile procedere alla rilevazione di una perdita su crediti in caso di cessioni di credito pro-solvendo, dato che l’opinione prevalente è quella di attribuire rilevanza esclusivamente alla cessione pro soluto, in quanto rappresenta l’unico caso di cessione definitiva del credito (OIC modifiche al principio contabile n.15).

Anche l’Agenzia, con la recente circolare n.14/E/2014 ha fornito nuovi chiarimenti in relazione alla deducibilità per i crediti anche alla luce del nuovo principio contabile nazionale OIC 15. Ai fini della eliminazione del credito dal bilancio, e quindi per la deducibilità della perdita, secondo il principio contabile occorre prestare attenzione al trasferimento dei rischi inerenti lo strumento finanziario ceduto. Di conseguenza, tutte le volte in cui il credito si estingue o viene ceduto in un’operazione di cessione che trasferisce al cessionario sostanzialmente tutti i rischi, il credito deve essere cancellato dal bilancio, iscrivendo alla voce B14 del conto economico la differenza tra corrispettivo e valore di iscrizione del credito al momento della cessione; per contro, il trasferimento della titolarità del credito che non si accompagna ad un trasferimento dei rischi, implica che il credito deve rimanere iscritto a bilancio e conseguentemente non sussistono i presupposti per la deducibilità fiscale di un componente negativo. Si fa presente che, in tal caso, come chiarito da Assonime, potrebbe essere rilevata una perdita di natura valutativa, la cui deducibilità fiscale è subordinata alla prova della sussistenza degli elementi certi e precisi di cui all’art. 101 comma 5 del Tuir. 

In riferimento alle perdite su crediti di modesto importo, riprendendo quanto sostenuto nella precedente circolare 26/E del 2013, l’Agenzia ha affermato che sul piano fiscale si realizza una perdita su crediti di cui al comma 5 dell’art. 101 del Tuir” interamente deducibile anziché una svalutazione ex art. 106, che sarebbe deducibile nel limite dello 0,5% del valore nominale dei crediti. La deduzione è ammessa solo nel periodo in cui si realizzano entrambi i requisiti previsti dalla legge per i crediti di importo fino a 2.500 euro (5.000 per i contribuenti di grandi dimensioni): imputazione del componente negativo di rettifica e maturazione della scadenza dei sei mesi. Si renderà necessario poi monitorare che i crediti in questione non generino ulteriori perdite fiscali al momento della loro successiva cancellazione dal bilancio, né vengano presi in considerazione nel calcolo del plafond di cui all’art. 106 del Tuir.

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